LA VALLATA DELLE ANIME PERSE

LA VALLATA DELLE ANIME PERSE


Vagavo senza meta
nella vallata delle anime perse
scivolando con lentezza
tra le infelici solamente
che per un motivo o per un altro
ebbero vita e non morte silente.

Nella vallata ho incontrato un malato
solo finzione era la sua malattia
sprecò tutta la vita per niente
tutta per piangere addosso alla gente
di finti malanni, di probabile morte
per raccontar con far compiaciuto
che lui ce l’ha fatta
che lui è un sopravvissuto.

Ho poi incontrato una lesbica piangente
la sua famiglia la voleva curare
perché non sapeva proprio accettare
che solo le donne amasse veramente.
Rinnegò la sua vita per amor di sua madre
che morì contenta senza nemmeno sospettare
che la figlia, a sua differenza, respirava ancora
ma che l’anima dentro era morta
nel pianto di una notte, nel giro di qualche ora.

E se ne vagava con gl’occhi scavati
nella vallata dei debosciati
dove solo vaga chi vive ma è morto
chi come Lui la fortuna non l’ha avuta d’esser risorto.
Vidi poi un’altra anima in pena
donna zitella senza una vena
tutte tagliate senza mai morire
nemmeno Gesù Cristo voleva starla a sentire.

Nelle vallata delle anime irrequiete
vagano tutti quelli senza più mete
quelli graziati dalla morte per burla
ma puniti dalla vita: di loro non volle saper più nulla.

Nella vallata degli sconsolati
vivono uomini indemoniati
quelli che dentro avevan veleno
e non seppero andar verso il sereno.
Quelli che non usaron la rabbia per la lotta
non seppero costruire dalla loro passione
non seppero odiare con parsimonia
non seppero dall’odio crear ragione.

Vagano tutti mezzi dormienti
vagano senza esser addormentati
pieno è di sguardi sconsolati
che sognan la morte più che la vita
ma la loro vita finita non è:
vagano scialbi e non sanno perché.

Ho incontrato nella valle pure un matto
rideva da solo e diceva:
“sono folle come tutti loro!”
Era vivo nella carne ma morto di dentro
piangeva di gioia e di sgomento.
“Perché la vita merita ardore
ed io non ho motivi per rider di cuore!”
Il mio cuore è morto in un terremoto
cuore sepolto sotto un fiore di loto
fiore che copre mia figlia, la casa
la moglie mia, mio il cane pastore.
Vita perduta, in un solo rumore.

E io sono qui, pure io, nella valle
sono uno di loro o gli volto le spalle?
Non riesco a ignorare
sentire lo sfogo
aiutare compiangere
ridere con loro.
Inutile è la presenza
ma non posso andare
conosco la sofferenza
e li vorrei salvare.
Perché anche io non sono certo
di esser vivo oppure morto
non so ancora che vita campare
potrei anch’io nella vallata vagare
o risorgere dalla morte apparente
per poterla raccontare.

 

(Poesia di Federica Lucantoni, da Animus

foto di Manuela Agostini)

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