Il linguaggio non verbale fa squadra. Lo dice il beach volley!

Il linguaggio non verbale fa squadra. Lo dice il beach volley!


Molteplici sono i segni che si fanno durante una partita di beach volley. Tra i più noti ci sono quelli che si scambiano i giocatori per indicare al compagno/i di squadra quale tipo di giocata intendono effettuare per contrastare l’attacco avversario.

Questi segnali vengono fatti dietro la schiena, per evitare che gli avversari li possano vedere; vengono effettuati con entrambe le mani, così da poter differenziare i segni sui diversi giocatori […]

Ma non sono questi i segni di cui vi vorrei parlare. Quelli che più mi hanno colpito infatti non sono formalizzati nelle descrizioni tecniche del beach e mancano di dettagli sulla rete. Sto parlando di quel toccarsi di mani che i beacher si scambiano dopo ogni azione.

Ogni azione. Che sia andata bene o male, che sia stata vincente o perdente.

In Italia (circoscrivo l’area geografica perchè i segni variano al variar della cultura) un toccarsi di mani è un gesto molto intimo. Lo si vede tra due fidanzati, tra due amici o parenti, raramente tra due estranei (non considero una stretta di mano lavorativa un toccarsi di mani). Nel toccarsi di mani di due fidanzati i polpastrelli dell’uno sfiorano leggermente il palmo o le dita dell’altra generando un romantico ed intimo contatto sul quale però non vorrei dilungarmi ora. Anche perchè la curiosità di oggi è:

PERCHÈ QUESTO GESTO TANTO INTIMO È RINTRACCIABILE TRA DUE COMPAGNI CHE GIOCANO A BEACH VOLLEY?

Ricordo che un gesto è un segno, ovvero qualcosa che sta per qualcos’altro. Il frutto di una relazione tra significante e significato. Dove il significante è la parola, l’oggetto grafico o il gesto, e il significato è il contenuto che il significante rappresenta (graficamente il significante è composta dalla parola “cane” ed il significato è l’idea che noi abbiamo di cane, dunque il contenuto).  Il segno nasce dalla relazione tra questi due elementi.

COSA SIGNIFICA IL TOCCARSI DI MANI DEL BEACH VOLLEY?

Io non ne sono certa ma questa è la mia risposta: il toccarsi di mani dopo l’azione ha un significato variabile a seconda di quel che accade nell’azione stessa.

Azzardo un’ipotesi che, premetto, è nata solo ed eslcusivamente dall’osservazione diretta e per la quale chiedo conferma (o smentita) a tutti beacher lettori de il Vino e le Viole. La mia ipotesi nasce dall’osservazione di partite composte da squadre di due giocatori.

I significati che ho individuato sono quattro.

Significato 1: L’AZIONE È ANDATA BENE GRAZIE AD ENTRAMBI I GIOCATORI.

In questi caso l’azione è stata vinta grazie al giocare bene di entrambi. Qui il gesto significa “complimenti, continuiamo così!” oppure “siamo forti, dai!”.

Significato 2: L’AZIONE È ANDATA BENE GRAZIE ALL’INTERVENTO FORTUITO DI UN GIOCATORE.

In questo caso uno dei due si è lanciato sulla palla magari salvandola contro ogni aspettativa di riuscita. Sebbene il gioco sia di squadra e quindi sempre portato avanti dal gruppo e non dal singolo, in questo caso il tocco potrebbe voler essere un ringraziamento dell’uno sull’altro, come a  dire: “grazie compagn@! hai salvato l’azione!”

Significato 3: L’AZIONE È ANDATA MALE.

Questo (insieme al Significato 4) è il mio preferito e quello che più mi ha colpito. L’azione è andata male e magari gli animi sono nervosi. Quel gesto, in questo caso, ha valore distensivo, calmante, consolatorio. Sembra il recupero di energia positiva a seguito di un malumore, come a dire “dai! ora è andata così ma dopo andrà meglio, ci riferemo, restiamo uniti!”

Significato 4: L’AZIONE È ANDATA MALE A CAUSA DI UN GIOCATORE.

Simile al significato 3 è il caso in cui un giocatore sbaglia qualcosa (magari la battuta) compromettendo l’intera azione. Anche qui il tocco ha valore distensivo, amicale, di contatto. Chi ha sbagliato si scusa con l’altro che, a sua volta, gli ricorda – col gesto – lo spirito di squadra e non la singola sconfitta.

 

Al di là della veridicità o meno della mia interpretazione, una cosa è certa: il gesto del toccar la mano crea un contatto col compagno, un scambio energetico, un segno di supporto/conforto/condivisione.

E poichè i segni non vengono mai per caso, non pensate anche voi che nel beach volley il linguaggio non verbale serva proprio a fare squadra?

 

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