39 settimane di gravidanza + 2 giorni: è ora di tirare le somme (o Sulla narrazione della Maternità)

39 settimane di gravidanza + 2 giorni: è ora di tirare le somme (o Sulla narrazione della Maternità)


Siamo giunti quasi alla fine. Questo quasi dipenderà solo da quel che Lei vorrà fare perché non esistono calcoli esatti sulla nascita e le blasonate 40 settimane dall’ultimo ciclo non sono nulla più che un parametro di riferimento.

Come un piccolo fiore, deciderà lei quando sarà il momento di germogliare.

Mi godo gli ultimi giorni di quel che è stato forse il periodo più emozionante di tutta la mia vita. Ebbene sì, faccio parte di quelle donne che diranno un giorno che hanno avuto una gravidanza meravigliosa. Forse è culo, forse testa, non lo so, fatto sta che, ancora oggi, a volte, mi dimentico di essere incinta.

Al di là della mia supposta fortuna, ho imparato una cosa in questi nove mesi: non è vero quello che vogliono farci credere.

Non è vero che la gravidanza ti invalida e non è vero che ci rende più deboli. A livello interiore – escludiamo quello fisico perché su quello ogni gravidanza ha la sua storia-, io mi sono sentita potenziata da mia figlia mentre lei si formava dentro di me.

Da subito, abbiamo imparato a sentirci, ad ascoltarci, a parlarci. Se ne è venuta in giro con me, si è immersa nella mia vita che non ho depotenziato se non mettendo quei limiti fisici che, già da diverso tempo, ho imparato a ricevere dal mio corpo.

Ci siamo rese forti a vicenda, credo.

Volevano farmi credere che sarei stata più debole, e invece sono stata più forte.

Volevano farmi credere che era sbagliato fare le cose, e invece sto facendo ancora oggi quasi tutto quello che facevo con i limiti che il mio corpo mi chiede di rispettare.

Volevano farmi credere che sarebbe stato impossibile limitare il cibo, controllare quello che mangi, che “avrai fame per due”, e invece non era vero neppure questo.

Volevano farmi credere che sarebbe stato impossibile viaggiare – in treno, in aereo, in macchina o fino all’altra parte del mondo -, e invece non era vero.

Volevano farmi credere che sarebbe stato impossibile continuare ad affrontare le situazioni quotidiane: neppure questo era vero.

Volevano farmi credere tante cose o forse sono io che ero piena di idee sbagliate, di pregiudizi nati proprio da come la maternità viene narrata.

Avevo un’idea distorta della maternità, e mi è servito viverla per comprenderlo fino in fondo.

Sto godendo degli ultimi giorni di attesa. Questi giorni sono preziosi, mi mancherà la pancia, questo nostro contatto privato, il nostro disturbarci a vicenda: lei che mi sveglia col singhiozzo, io che la schiaccio perché ancora tento la posizione pancia all’ingiù. L’idea di conoscerla è incredibile. La mia curiosità, già normalmente piuttosto accentuata, in questo momento è sconfinata. Sono elettrizzata per questo appuntamento al buio con l’amore. Perché lo so che sarà Amore, ma non riesco a comprenderlo fino in fondo, nonostante vi sia a un passo.

Voglio scolpire questo momento nella pietra perché quando lei arriverà sarò travolta da altro e forse, a stento, mi ricorderò di questi mesi che voleranno via lontani.

Voglio ricordarmelo come ero io e come eravamo noi nella nostra vita simbiotica: eravamo belle, a nostro agio l’una con l’altra.

Da qui in poi sarà tutto una scoperta, un nuovo percorso sul quale procederemo insieme, noi tre.

Fino a qui ci siamo arrivate allevandoci a vicenda e, nonostante sia stata io a “mangiare per due”, è stata soprattutto lei ad aver nutrito me.