Viaggio o vacanza?

Viaggio o vacanza?


Ho riflettuto molto, in passato, sulla differenza tra viaggio e vacanza.

La vacanza è il momento in cui io sono “vacante”, assente, forse per prima cosa a me stesso. Durante una vacanza, accantoniamo le abitudini della vita di ogni giorno e ci concediamo tutto ciò che non siamo soliti concederci durante il resto dell’anno. Questo si traduce nello spendere i risparmi accumulati, fare le ore piccole, mangiare e bere fuori pasto o fuori regola. Si dice spesso che durante una vacanza “si stacca”: si stacca la spina, esattamente come si fa in ospedale con una persona che ha perso le funzioni cerebrali. La vacanza è come una piccola morte dell’Io.

Il viaggio è uno spostamento da un luogo ad un altro, un iter, un percorso. Durante lo spostamento, teniamo gli occhi aperti, curiosi di tutto ciò che ci gira intorno, siamo predisposti ad accogliere le novità, pronti a fare un incontro che cambierà la nostra vita. Mettiamo in discussione il nostro modo di pensare. Come colui che “va in vacanza”, anche il viaggiatore perde se stesso, ma lo fa per ritrovarsi diverso una volta tornato (se mai tornerà), e non per aprire una parentesi di edonistico divertimento.

Come ha scritto David Le Breton, autore de Il mondo a piedi. Elogio della marcia:

Il lavoro viene accantonato, come tutte le normali attività, le responsabilità consuete, gli imperativi di presenza e di disponibilità nei confronti degli altri. Il viaggiatore gode di scivolare nell’anonimato, di non esserci più per nessuno, se non per i compagni di strada o le persone che incontra sul cammino.