Vecchie foto, maternità e dintorni

Vecchie foto, maternità e dintorni


Sapete cosa faccio a volte? Vado a prendere il vecchio album di famiglia. Lì ci sono i miei primi scatti, quello classico del bagnetto nel lavandino e dell’operazione del cambio di pannolino, quello nel seggiolone con gli acerbi sorrisi sul viso (neonata, possedevo un contegno serio che adesso mi viene da invidiare un po’) e l’istantanea della corsa sbilenca sul balcone della nonna a Napoli (intorno: una sfocata massa di palazzi sgarrupati e ciechi).

Poi c’è la foto al mare, in cui io e mia madre abbiamo lo stesso abito; li ha fatti entrambi lei, il mio e il suo, con l’uncinetto e con un solo gomitolo verde acquamarina.

I colori hanno perso tono, con gli anni: le onde sullo sfondo si sono appiattite fra loro e sembrano un’unica distratta pennellata, quasi si mescolano al cielo, ormai piuttosto pallido. Poi c’è la ringhiera bianca a cui siamo appoggiate, io e lei, e quelle nitide macchiette di colore che non sembrano voler perdere l’antico smalto.

I contorni scompaiono, i volumi si inabissano nel tempo, ma quei vestiti verde acqua acceso non accennano ad arrendersi. Sembra di poterne ancora saggiare la ruvidezza con la mano.

Nella foto indosso un cappellino, uno di quei curiosi copricapo alla marinaretta, bianco che quasi si confonde con il cielo del meriggio; sbucano di sotto l’espressione accigliata, poi le braccia corte e le ginocchia bucherellate. Mia madre ha la sua fulva massa di capelli, il corpo elastico e dorato. Sorride. Ha la mia età attuale. È perfettamente a suo agio. Il mio attuale viso assomiglia al suo di allora, eppure non siamo mai state così diverse: lei madre di una piccola bimba di due anni, io appena madre di me stessa.