Ti ho lasciato passeggiare nella depressione di Danakil

Ti ho lasciato passeggiare nella depressione di Danakil


Ti ho lasciato passeggiare nella depressione di Danakil
con Mebrahtu a macinar kilometri
sulla terra secca e arsa
fuori dai soliti parametri
dove l’altra vita è scomparsa

ti ho lasciato col pastore e la sua capra
rallegrarti per una buccia di banana
quasi niente è da buttare
mezza arancia, scarto d’ombra, la savana
poco altro puoi desiderare

sei in compagnia di quattro ragazzini
magliette stracciate e la pelle
sono colorati!
una ha le treccine
come me qualche volta l’estate

divideran con te un panino
col pallone di stoffa potrai giocare
e col caldo torrido
– vedrai! –
tornerai a respirare

sei in buona compagnia
altrimenti non ti avrei lasciato
su un letto in legno
tra le capanne
vicino al lago salato

vedrai gli Afar con i cammelli lavorare il sale
visiterai Dalol
i laghi giallarancio
e giocherai a nascondino
tra montagne di zolfo e di potassio

non sentirai più freddo
ma la fatica
avrai il sudore
senza il tempo
di aprirti una ferita

per il riparo ho lasciato
l’ombra di un alberetto
cresciuto indisturbato
ha la forma che gli ha dato il vento
le tempeste di sabbia e la savana:
steppaglia secca nostalgica di tramontana.

 

(Poesia di Federica Lucantoni)

 

 

 

Questa poesia fa parte di un diario scritto in Etiopia. Nella 6° capitolo del diario di viaggio, ho raccontato la depressione di Danakil dal mio personalissimo punto di vista “#6 VIAGGIO IN ETIOPIA: DI QUANTE ALTRE COSE NON MI SONO MAI ACCORTA?”.

Per un riscontro più oggettivo, vi consiglio di leggere anche la 5° parte del viaggio scritta da Dario Lucantoni, mio fratello, giramondo di professione ” ‘#5 VIAGGIO IN ETIOPIA: “GLI AFAR E LA DEPRESSIONE DELLA DANCALIA” DI DARIO LUCANTONI‘ “.

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