Se non conosci il traguardo non cercare il percorso

Se non conosci il traguardo non cercare il percorso


Ero ad una cena di compleanno e non conoscevo quasi nessuno. Poi la mia amica Federica ha attaccato bottone con un ragazzo, chiedendogli che ne fosse stato di lui in quei mesi. “Ho viaggiato – ha risposto – “Quattro mesi in Argentina per scrivere un libro“. Così, con una semplicità disarmante e priva di arroganza, il ragazzo si è autodefinito scrittore. Mi sono intrufolata nella conversazione e abbiamo condiviso un po’ di tutto: passione per i viaggi, curiosità, piacere di scrivere, voglia di portare a compimento un progetto personale. Tra una frase e l’altra, spicca una perla di saggezza:

Per portare a compimento un’opera devi sapere solo come va a finire. Se non conosci la meta finale non puoi viaggiare. Il traguardo lo devi conoscere, poi il percorso lo inventi.

Questa affermazione l’ho condivisa in pieno da subito: sarà perché sono metodica, o forse perché ritengo che la scrittura sia un’arte addomesticabile, ma credo che ci sia bisogno di fissare un obiettivo per portare a compimento un’opera.

Nel mio piccolo, ho sempre avuto pochi problemi con gli incipit e molti con il finale: l’ispirazione per cominciare un racconto non mi è mai mancata, ma spesso si è trattato di binari morti. Sono riuscita a concludere qualcosa solo se l’ultima scena – o quantomeno il senso complessivo della storia – erano già scritti nella mia mente.

Per questo motivo,  in fondo, la sceneggiatura prevede il “soggetto”: un riassunto della fabula ed anche dell’intreccio, per aiutare lo scrittore a non perdersi mai. O per aiutarlo a cambiare strada, perché nulla impedisce di modificare il percorso ed anche la meta finale.