Sai riconoscere un sorriso vero?

Sai riconoscere un sorriso vero?


Cosa è un sorriso?

Un sorriso è un’emozione, una reazione fisica che esprime la gioia per qualcosa.

Paul Ekman (lo avevo già menzionato nel post L’aiuto del linguaggio non verbale nei giochi di ruolo) ha sapientemente spiegato, in molta della sua letteratura sulle microespressioni facciali, che gli esseri umani diventano emozionali solo in alcune situazioni e che, anche la persona più emotiva che conosciamo, per la maggior parte del tempo, non prova alcuna emozione.

Quando si diventa emozionali?

La quantità di emozioni provata varia da persona a persona, ma:

The most common way in which emotions occur is when we sense, rightly or wrongly, that something seriously affects our welfare, for better or worse, is happening or about to happen. […] As an emotion begins, it takes us over in those first milliseconds (cfr. Ekman 2004, p. 19).

L’emozione è un optional che Madre Natura ci ha fornito per preallertarci della presenza di qualcosa che potrebbe  sconvolgere – tanto positivamente quanto negativamente – il nostro status emotivo momentaneo. Tale capacità recettiva  si attiva  prima di avere il tempo di rendercene conto. Ecco perché il volto è in grado di trasmettere informazioni non verbali ed ecco perché, in molte situazioni, personali o lavorative (basti pensare al colloquio di lavoro), riconoscere gli effetti che le emozioni hanno sul volto del nostro interlocutore, è assai utile.

Come fa il volto a trasmettere i suoi segnali?

il volto ha quattro classi di segnali:

  1. i segnali statici determinati dalla struttura ossea e dalle masse di tessuto che compongono il viso;
  2. i segnali lenti determinati dai cambiamenti che avvengono con il tempo e apportano delle mutazioni alla faccia;
  3. i segnali artificiali causati da trattamenti esterni, come l’applicazione di cosmetici o trattamenti estetici che, in qualche caso, vanno a compromettere la possibilità delle emozioni di sfociare sul volto;
  4. i segnali rapidi che comportano la modificazione dell’attività neuromuscolare e provocano dei cambiamenti visibili nell’apparenza del viso.

Sono i segnali rapidi che possono svelarci le emozioni provate dai parlanti.

Il viso è una risorsa utile per comprendere se il nostro interlocutore sta mentendo. Il volto porta in sé due messaggi: quello che il bugiardo tenta di nascondere e quello che invece mostra. False emozioni possono essere immediatamente seguite da indizi che aiutano a smascherare l’emozione realmente provata.

Le emozioni realmente sentite lasciano tracce inconfondibili sul volto del parlante.

Il viso è un sistema duale

che include sia le espressioni che sono scelte deliberatamente sia quelle che emergono involontariamente dal parlante.

La capacità di nascondere le emozioni si sviluppa sin dall’infanzia. Già dai primi anni di età, i bambini sono abituati a nascondere le proprie emozioni o a mostrare quelle che non stanno provando:

sorridi quando arriva zia

non farmi vedere quella faccia arrabbiata

sono frasi che comunemente i genitori ripetono ai propri figli, negandogli la possibilità di esprimere veramente loro stessi dando vita a un’abitudine tanto interiorizzata che risulterebbe difficile da sradicare (e che forse, considerata la nostra società delle apparenze, sarebbe anche poco utile sradicare). Il controllo delle emozioni è un atteggiamento che abbiamo introiettato e che in età adulta è già parte del nostro modo di essere.

Il volto ha un ruolo privilegiato nello smascheramento delle bugie. Soffermarsi sul volto può essere davvero utile per capire cosa il nostro interlocutore sta provando, basti pensare a quante informazioni porta in sè un sorriso. Ekman dice

Not all smiles are the same

Il sorriso è un elemento di fondamentale importanza quando si parla di espressioni facciali. Sebbene possa sembrare l’emozione più facilmente riconoscibile, esistono dozzine di tipi diversi di sorrisi.

Il sorriso è una delle manifestazioni della gioia. La gioia – l’emozione più sottovalutata – varia nel tipo e nell’intensità, oscilla dall’estasi alla contentezza; può essere silenziosa o rumorosa. La presenza di un sorriso rapido o di una risata fragorosa non sono necessariamente sinonimi di contentezza. Si può essere estremamente contenti senza ridere.

Come si riconosce un sorriso vero?

Un sorriso vero ha tre segni distintivi e si manifesta in tre parti del viso:

  1. la bocca può essere aperta o chiusa, con i denti in vista o meno. Gli angoli della bocca si innalzano spingendo su le gote che a loro volta si rialzano leggermente. Dagli angoli della bocca si levano verso il naso due rughe d’espressione, the naso – labial fold che formano un trapezio tra naso e bocca.
  2. la parte bassa delle palpebre si arriccia, può essere sollevata ma non appare mai tesa. All’estremità degli occhi compaiono delle rughe d’espressione, proverbialmente conosciute come “zampe di gallina”.

Il sorriso del bambino in alto contiene tutte le caratteristiche del sorriso vero. Un sorriso vero è difficile da mascherare. Se anche si provasse a chiudere le labbra, premendole l’una contro l’altra, nulla impedirebbe agli occhi di continuare a sorridere. Per interromperlo, bisognerebbe fermare l’azione dei muscoli coinvolti, ma  non tutti i muscoli coinvolti sono controllabili, molti infatti si muovono involontariamente quindi nascondere un sorriso vero è impossibile! È impossibile avere il controllo totale dei muscoli facciali.

 

Come si riconosce un sorriso finto?

Un sorriso è da considerarsi finto quando:

  1. è asimmetrico;
  2. non è accompagnato dai muscoli intorno agli occhi;
  3. non è sincronizzato al linguaggio verbale;
  4. è usato come maschera. In questo caso, riuscirà a mascherare solo la parte inferiore del volto ma non la parte superiore, nella quale l’emozione realmente sentita comparirà producendo i suoi conseguenti segnali rapidi.

Un sorriso finto può essere utile a mascherare un’altra emozione: rabbia o tristezza, per esempio. In quante occasioni tristi abbiamo regalato sorrisi finti col labruccio rialzato da un lato solo per non scontentare il nostro interlocutore? Del resto, the best way to conceal strong emotions is with a mask. […] The best mask is a false emotion, dice Ekman (Ekman 2009, p. 33), e un falso sorriso quasi sempre nasconde una falsa emozione.

Ma attenzione, non tutti gli interlocutori sono uguali, qualcuno potrebbe smascherarvi e capire che la gioia non è esattamente l’emozione che in quel momento state provando!

Buoni sorrisi veri a tutti!

Anche perché sorridere di cuore fa bene!

 

Bibliografia
Ekman, P., 2004, Emotions revealed. Understandings Faces and Feelings, London, Orion Books Ltd. (1 ediz. 2003).
Ekman, P., 2009, Telling Lies, New York, Norton (1 ediz. 1985).

 

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