SHE sat at the window watching the evening invade the avenue: recensione di Eveline di James Joyce

SHE sat at the window watching the evening invade the avenue: recensione di Eveline di James Joyce


SHE sat at the window watching the evening invade the avenue. Hear head was leaned against the window curtains and in her nostrils was the odur of dusty cretonne. SHE was tired.

È questo l’incipt di “Eveline”, uno dei racconti brevi contenuti nel Dubliners di James Joyce, nel quale è già possibile intravedere l’immobilismo  – o paralysis – che distinguerà tutti i personaggi di questa raccolta.

Eveline è una giovane donna di diciannove anni, orfana di madre e vittima di una padre violento. Tutto quel che il lettore riesce ad evincere su di lei, lo ricava dai suoi pensieri, proposti da Joyce attraverso il flusso di coscienza – stream of consciousness: la libera rappresentazione dei pensieri di una persona, prima che la mente possa elaborarli, prima ancora che si trasformino in fatti e reazioni – o non-reazioni, come per Eveline sarà.

Dai suoi pensieri sappiamo che sta pianificando una fuga a Buenos Aires con Frank, suo innamorato. Frank rappresenta una proposta di azione per Eveline, una proposta di vita, oltre che una simbolica rottura dell’immobilismo di una realtà statica, bloccata, non caratterizzata, non vissuta e spesso passivamente subita.

Al momento dell’imbarco, per Eveline sarà impossibile seguire Frank sulla nave. Colta da un’angoscia crescente, dalla quale il lettore è personalmente toccato, non riuscirà a staccare le mani dalla sbarra di ferro e a imbarcarsi insieme al suo innamorato. “she gripped with both hands…”, aggrappata con presa stretta, incapace di far quel passo in avanti che le consentirebbe di vivere.

Significativa anche la presenza del mare che le si propone tutt’intorno, rappresentazione dell’ignoto, dell’incerto e del non conosciuto:

all the seas of the world tumbled about her heart.

Joyce restituisce al lettore, con chiarezza e sapienza descrittiva, lo sguardo inerme di lei:

She set her white face to him, passive, like a helpless animal. Her eyes gave him no sign of love or farewell or recognition.

Sull’incarnato pallido, nessun segno di emozioni e di vita. Occhi fissi da animale inerme, passivi, immobili. Sguardo privo di quello che la vita richiederebbe: emozione, commiato, amore o dispiacere per una vita non vissuta.

Perché leggere Eveline?

  • perché Eveline è una storia moderna;

  • perché l’immobilismo e la paralysis sono dei mali ai quali ancora siamo soggetti;

  • perché la scrittura di Joyce vi trasporterà nei suoi pensieri, nel suo sentire, nella sua incapacità di agire. Percepirete il freddo metallico della ringhiera alla quale rimarrà serrata, incapace di staccarsi e di seguire l’amore, di vivere la vita.