Psichiatria: anticamera.

Psichiatria: anticamera.


(Il testo riportato in basso è scritto da un Ghost Writer)

Tutto giallo e luminoso, tutto freddo. A metà fra illusione e realtà,
silenzio e caldo di un’estate che stenta a morire e di sicuro non tornerà.
Rinnovata solitudine che abbaglia soltanto e toglie la visuale,
quella visuale che torna limpida nel pieno grigio di un improvviso temporale.
(che nessuno capisce)

Sete di rivalsa per valere di nuovo qualcosa, non solo per se stessi.
Coraggio di aspettare un momento più giusto riconsiderando gli eccessi.
Quel momento non arriverà mai, mai più. E l’illusione non conta.
Sono pronto a superare l’ostacolo, ancora, ancora, e ancora una volta.

Una penna nera e il suo tappo rosso, occhi distratti da un astuccio a righe strette.
Tutto si trasforma in un momento immobile, un po’ come la vita, un po’ come le sconfitte.
Provo a seguire le strane istruzioni confuse per essere migliore.
Bianco macchiato a caso sotto un piede tremante. Qui intorno si muore.

Rumori di passi lontani di gente che sbuffa e si mangia le dita,
E guardando saluta d’un fiato, evitando i miei occhi, maledicendo la vita,
passando veloce come alcuni giorni felici che nemmeno si ricordano più
e chissà se ci sono mai stati, e chissà se davvero puoi raccontarmeli tu.

Poi una giovane e ingenua risata restituisce un amaro sorriso
un ragazzo si aggrappa alla vita coi denti, andamento buffo e fare indeciso.
D’improvviso risuona forte un “Perchè?”, e nessuno sa dare risposta.
In un luogo come questo la coscienza sfugge, ed io, io mi ci sento bene apposta.

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