“Piuttosto che” usarlo impropriamente, io mi suicido!

“Piuttosto che” usarlo impropriamente, io mi suicido!


Mi trovo ancora una volta a parlare del “piuttosto che” improprio.

Ebbene sì, non finisce la mia crociata contro questo uso assolutamente sbagliato della lingua che dagli uffici del nord Italia ha invaso Internet, televisioni e –ahinoi –  giornali.

L’uso improprio prevede la sostituzione del semplice “oppure” (o “o”) con il “piuttosto che”, dando vita a forme scorrette sentite (oltretutto!) come più formali. Riporto un esempio:

in una fase di stesura dei testi per l’applicativo web piuttosto che in una fase di redazione dei testi per un cliente …

In quest’esempio il “piuttosto che” è utilizzato in luogo di “oppure”, con valore disgiuntivo. Un ascoltatore accorto potrebbe avere seri problemi di comprensione del significato. Se dico infatti:

amo il mare piuttosto che la montagna

intendo dire che il mare lo amo e la montagna non la amo. Leggendo, invece, il piuttosto che nella versione impropria intendo dire che amo indistintamente sia il mare che la montagna, praticamente il contrario!

Tale forma lessicale, invalsa nelle classi sociali alte del settentrione è sentita come forma aulica, formale ed alta di lingua. È possibile ritrovarla in aule di formazione, in uffici e durante un colloquio di lavoro (da parte di selezionati e selezionatori) perché con questa formula alcuni parlanti credono di elevare il proprio livello medio di lingua.

Fate una prova: notate quanto sia più facile incontrare “il piuttosto che” improprio in un ufficio piuttosto che (!) al banco della frutta al mercato.

Il suo ripetersi e riproporsi in gran quantità ha fatto sì che tale contaminazione dilagasse rapidamente in moltissimi ambienti. La forma è ormai accolta da dirigenti, formatori specializzati, professori, giornalisti ma, soprattutto, da presentatori televisivi, il cui potere di suggestione ne ha reso più facile la divulgazione anche su classi sociali medio-basse.

Potremmo definirlo uno “snobismo”. Più il parlante ha come ruolo quello di interfaccia più salgono le possibilità che lo utilizzi. Ed usandolo – inconsapevolmente – sta proponendo un’immagine di sé  “innalzata” rispetto a quella che è la realtà, ergo mostrandosi per quel che non è realmente.

Badate bene, non voglio fare la bacchettona ed oppormi alla normale evoluzione linguistica. Una novità lessicale, se non entrasse in rotta con un uso proprio, potrebbe non essere respinta. Servirebbe ad arricchire la lingua e a dar prova della sua vitalità. Il “piuttosto che” improprio, abusivamente equiparato ad “oppure”, però, è da respingere in quanto crea ambiguità nella comunicazione fino a comprometterla. Entrando a far parte del sistema (come in gran parte è già accaduto) pregiudica l’intercomprensione tra i parlanti creando costrutti vaghi ed ambigui.

A Roma si dice: “parla come magni!”.

Insomma, è inutile mascherarsi dietro ad una forma lessicale o ad un modo di dire e soprattutto, se proprio volete farlo, attenzione a non dire sciocchezze! (“sciocchezze piuttosto che baggianate piuttosto che porcate!” passatemi la battutina finale! N.d.r.)!

Vi posto il video tanto chiacchierato di Carlotta. Più che sui contenuti, soffermatevi sulla sua performance teatrale e sull’ esasperazione che tale forma impropria suscita in molti (per fortuna, direi).

 

Leggi anche
LA “GIUSTEZZA GRAMMATICALE”, COME SI VALUTA?
UN MONDO DEL LAVORO… DINAMICO!
SMART: LA PAROLA CHE TUTTI USANO (INUTILMENTE)
DARE DEL TU, DARE DEL LEI: LE REGOLE PER NON SBAGLIARE
ALLOCUTIVI INFORMALI: “CARA/O”, “TESORO”, “BELLA/O”…