Piuculture: la Redazione si racconta!

Piuculture: la Redazione si racconta!


Piuculture è un magazine online dedicato a intercultura, integrazione e volontariato a Roma.

A settembre abbiamo conosciuto la Redazione, un gruppo di professionisti della scrittura che lavorano con passione e serietà.

Il giornalismo che “occupa” il web mostra assai di rado la stessa qualità e lo stesso rigore metodologico di quello classico, e se lo fa non sa poi adattarsi alle esigenze della rete. Piuculture riesce invece a superare questi limiti, rappresentando a nostro avviso un modello vincente e collaudato di giornalismo online e di scrittura per il web.

Per capire meglio il giornale e conoscerlo più da vicino, abbiamo posto alcune domande alla Redazione.

Piuculture tra passato, presente e futuro

Il magazine online Piuculture è stato presentato al pubblico il 10 febbraio 2011. Sono passati tre anni; potete ripercorrere la storia del magazine Piuculture accennando ai principali traguardi raggiunti in questo arco di tempo?

Nicoletta Del Pesco (Direttrice)
Piuculture è radicato da oltre tre anni nel territorio del Municipio II. Ha l’obiettivo di facilitare l’integrazione degli stranieri e realizza campagne informative su servizi e opportunità per i nuovi cittadini. È legato all’omonima associazione, che promuove l‘insegnamento dell’italiano ad alunni e genitori stranieri e realizza attività sociali per l’incontro tra vecchi e nuovi abitanti.
Il Municipio II conta 174.211 residenti e accoglie 22.798 stranieri, in prevalenza donne (i dati risalgono al 31 dic. 2011). La comunità filippina è la più numerosa, arrivata con la prima ondata migratoria è tutt’ora in crescita per ricongiungimenti familiari dei figli; la seconda in ordine di grandezza è la comunità rumena.

In questo momento quali sono i progetti che Piuculture sta portando avanti?

Nicoletta:
Il settimanale online www.piuculture.it pratica un giornalismo di comunità che ben si adatta a campagne di comunicazione per un pubblico misto di italiani e stranieri e a campagne di comunicazione sociale destinate a stranieri. Piuculture conta circa 10.000 contatti al mese e ha diversi obiettivi: oltre a dare voce agli stranieri che abitano, lavorano e studiano nel Municipio II (e non solo), racconta la loro vita tramite reportage sulla vita dei nuovi cittadini e delle comunità. Informa, inoltre, gli stranieri in merito ai servizi presenti sul territorio, crea campagne informative su tematiche specifiche in più lingue e dedica un settore ai corsi gratuiti di italiano realizzati dalla Rete Scuolemigranti. A giugno ha aperto anche una sezione in rumeno, frequentata dalla comunità rumena e moldava.

Guardando al futuro, quale percorso immaginate per Piuculture e quali obiettivi sperate di realizzare grazie al magazine?

Nicoletta:
Ci piacerebbe riuscire a favorire l’accesso degli stranieri a servizi essenziali per l’integrazione presenti nel territorio del Municipio II in campo educativo, sanitario, assistenziale e burocratico. Allo stesso tempo, vorremmo offrire formazione e orientamento a giovani italiani e stranieri nel campo dei diritti dei migranti e della comunicazione. E naturalmente, tra i nostri scopi, c’è anche quello di raggiungere la sostenibilità economica del giornale.

La redazione di Piuculture

La vostra redazione è fatta di persone appassionate e brillanti: saremmo curiose di sapere come vi organizzate e come si svolge il vostro lavoro.

Come scegliete i vostri collaboratori: devono avere particolari referenze o qualità, esperienza nel campo della comunicazione e del giornalismo?

Nicoletta:
La prima selezione dei collaboratori è avvenuta dopo la pubblicazione di avvisi sul sito del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale de l’Università La Sapienza. I candidati, generalmente, devono aver conseguito almeno la laurea triennale.
I giovani che desiderano collocarsi nel settore della comunicazione vengono convocati per un colloquio; è auspicata un’esperienza di scrittura, ma non necessariamente una pregressa formazione giornalistica.
Si forma un gruppo che viene inserito in un Laboratorio di comunicazione interculturale della durata di un anno, con più incontri settimanali, dove si è formati alle tecniche di comunicazione sociale, alla coesione e al lavoro in équipe da un giornalista professionista senior. Vengono fornite nozioni di SEO e social media marketing. Ovviamente, le tecniche apprese sono sperimentate gradualmente nella realizzazione del giornale.

Come scegliete i temi che tratterete nel giornale e a quali fonti vi affidate per le vostre notizie?

Piera Mastantuono (redattrice)
Integrazione ed intercultura sono tematiche fortemente presenti nella società odierna e gli spunti di riflessione e di approfondimento giornalistico sono davvero tanti. Data la nostra natura glocalizzata cerchiamo di approfondire notizie radicate nel territorio, per quanto riguarda le conferenze o gli eventi, anche se sconfiniamo spesso! Cerchiamo di scegliere notizie che possano essere utili per gli stranieri ed al contempo lavoriamo a reportage e pezzi che ci consentano di fargli raccontare le loro stesse storie, luci ed ombre. La fonte principale è la nostra rete di contatti, costruita nel tempo.

Veronica Adriani (redattrice)
Nonostante Piuculture mantenga una base locale, capita spesso di trattare questioni più “globali”: sarebbe stato impossibile non parlare dei fatti di Lampedusa o del fenomeno dei “Bangla tour”, così come sarebbe impensabile non seguire eventi e convegni organizzati su scala cittadina da organi istituzionali o associazioni di rilevanza nazionale o internazionale. Cerchiamo tuttavia di mantenere un’impronta il più possibile locale, raccontando la realtà senza negare difficoltà o disagi. Ci piace però soprattutto far conoscere il “positivo” che emerge dalle comunità: gli eventi che organizzano, la loro vita, i loro successi. Le nostre fonti (dirette) sono le comunità, che ci segnalano in prima persona eventi da seguire, oltre agli organi istituzionali, le altre associazioni, gli istituti di cultura, le scuole.


Vorremmo adesso sbirciare nella vostra redazione: potreste descriverci una delle vostre riunioni?

Piera:
Le nostre riunioni di redazione si svolgono nel centro di accoglienza per minori afghani A28 gentilmente concesso da INTERSOS, dove abbiamo accesso ad una connessione (indispensabile per un giornale online), un grande tavolo per accoglierci tutti, e zanzare anche in inverno per mantenerci sull’attenti! Ciascuno di noi arriva da un punto diverso di Roma, o del Lazio, e quelle due ore d’incontro sono serrate e dense: ci si confronta sui pezzi in uscita, si affidano compiti, si ascoltano, danno e ricevono critiche costruttive e si assiste al prendere forma del nostro giornale, cui cooperiamo, seppur in forme diverse, con il medesimo entusiasmo. Durante i nostri incontri non manca mai lo spazio per una risata.

Veronica:
Di norma le riunioni si tengono nel tardo pomeriggio, in modo da non interferire con gli impegni di lavoro di molti di noi, e sono quanto di più partecipato (e rilassato) si possa immaginare. Di solito si tende a pensare a questo tipo di incontri come a una semplice assegnazione di articoli dal Direttore ai redattori, ma non è il caso di Piuculture. Ciascuno di noi monitora settimanalmente siti “interessanti”, e-mail e notizie che possono dare lo spunto per nuovi articoli, e durante la riunione presenta agli altri le sue proposte. Insieme, si decide cosa può diventare un articolo e merita di essere seguito, cosa è opportuno segnalare al pubblico nella sezione “appuntamenti”, cosa può essere rimandato nel tempo e cosa invece va cestinato perché non pertinente. Se state immaginando lotte intestine fra i redattori per assicurarsi l’articolo potenzialmente più interessante, probabilmente vi deluderò: niente accapigliamenti collettivi. Sicuramente in questo ha buon gioco la stanchezza che ha la meglio su di noi in serata (e che rende folle l’ipotesi di sprecare ulteriori energie nel tirarsi dietro oggetti contundenti), ma soprattutto il motivo è che i settori che ciascuno di noi segue sono abbastanza definiti, cosa che rende piuttosto naturale l’assegnazione dei pezzi. Le riunioni comunque continuano su web quasi quotidianamente: il contatto tramite e-mail per suggerire nuovi spunti o organizzare il lavoro è praticamente continuo.

La scrittura per il web

Il magazine Piuculture fa da ponte tra il lavoro sul territorio e la comunicazione sui media digitali: a noi sembra che questa caratteristica permetta di approfondire un tema controverso, quello del rapporto tra giornalismo e web.
Perché Piuculture è nato come web magazine e non come giornale cartaceo? Quali sono state le considerazioni che vi hanno portato a scegliere un mezzo digitale rispetto ad un mezzo cartaceo? Sono state solo considerazioni di ordine economico o anche di altro genere?

Sandra Fratticci (redattrice):
Oltre alla componente del risparmio, fondamentale per un giornale prodotto da un’associazione di volontariato, il web ci permette di essere glocal: avere un rapporto forte con il territorio che vogliamo raccontare raggiungendo però un pubblico più ampio. Le tematiche trattate dal nostro giornale infatti da un lato riguardano da vicino i cittadini, italiani e stranieri, del Municipio 2 di Roma: dai servizi agli eventi culturali, dalle associazioni ai problemi che interessano particolari quartieri. D’altro canto la maggior parte dei nostri articoli affronta temi di interesse generale: dal diritto di cittadinanza per i nati in Italia alle difficoltà legate a Dublino II, dalle feste nazionali dei vari paesi alle storie personali che permettono di conoscere il vero volto dell’immigrazione in Italia dando voce ai protagonisti. Grazie ad Internet possiamo tenere insieme le due cose: essere capillari su un piccolo territorio avendo una diffusione potenzialmente globale.

Piera:
Rispetto al cartaceo il web magazine ci consente di diffondere in maniera ancora maggiore, soprattutto via social network, i nostri articoli, radicando online una presenza che è fondamentale per farci conoscere e continuare a far parte ed a costruire la rete.

Cosa significa per un giornalista scrivere per il web? Ci sono aspetti della sua formazione che il web mette in discussione o è tutto uguale a prima? E quali competenze deve avere in più rispetto alla professione tradizionale?

Sandra:
Il pubblico di un giornale online è molto diverso dai lettori della stampa tradizionale e questo obbliga innanzi tutto a rivedere completamente l’impostazione della scrittura: articoli più brevi, linguaggio semplice e diretto, ferreo rispetto della piramide rovesciata e frasi chiave in grassetto perché il navigatore medio ha fretta e se non trova subito l’informazione la cerca altrove. Chi lavora sul web inoltre non può prescindere dall’elemento multimediale: se torniamo da un evento senza foto il direttore ci minaccia di punizioni corporali e ha ragione, su internet contano prima di tutto le immagini. La concorrenza poi è altissima, quindi non si può fare a meno del lavoro di SEO e social media marketing. Il lavoro quindi non si esaurisce nella scrittura dell’articolo, ma bisogna curare tutti quegli elementi che permettono al pubblico di raggiungerti ed essere sempre attivi sui social network.

Piera:
Scrivere per il web aggiunge alla propria, auspicabile, professionalità giornalistica un necessario elemento di attualità. La sesta w, while, sottolinea che il cambiamento della comunicazione sta avvenendo sul web. Oggi, il concetto di “stare sul pezzo” ha ancora più importanza e mette costantemente in discussione il proprio lavoro. Credo si tratti di una grande opportunità laddove mettere in discussione sta a significare confrontarsi, approfondire, e porre ancora più attenzione a ciò che si scrive. Il pubblico della rete è attento, anche se incostante e bisogna fare attenzione ad entrambi gli aspetti costruendo una notizia scrupolosa e allo stesso tempo che “agganci”.

I tempi del web e della rete sono gli stessi della stampa tradizionale o la rete impone dei ritmi differenti rispetto al passato?

Sandra:
Sul versante della cronaca il web richiede a un settimanale fedeltà assoluta alla mission di approfondimento: le notizie le danno i quotidiani in tempo reale, noi dobbiamo offrire i retroscena, cercare di spiegare cause e conseguenze degli eventi, sempre attraverso le testimonianze dei protagonisti e i pareri degli esperti. O almeno, noi lavoriamo in questo modo. Contenuti originali e voci di prima mano: Piuculture ci piace così.

Piera:
Come anticipato i tempi sono molto diversi ma il web offre diverse possibilità: produrre contenuti diversificati a seconda delle esigenze tenendo sempre chiaro il riferimento del prodotto editoriale cui vogliamo dare vita. La nostra newsletter è comunque l’appuntamento cadenzato che diamo ai nostri lettori ma quotidianamente raccontiamo anche gli appuntamenti e gli incontri del territorio, cercando così di dare un altro punto di vista, il nostro, di Piuculture.

Veronica:
Su web è tutto più veloce: la maggior parte delle notizie oggi non passa per i canali tradizionali, ma per twitter. Ignorare i canali multimediali sarebbe folle: per questo noi cerchiamo di adattarci a questa tendenza, ricavando (e trasmettendo a nostra volta) notizie di prima mano con tutti i mezzi a nostra disposizione. Organizziamo live tweeting per raccontare gli eventi in diretta, creiamo gallerie fotografiche su Facebook in tempo (quasi) reale, segnaliamo appuntamenti interessanti giorno per giorno…questo significa non dover dipendere dall’uscita settimanale per dare le notizie: significa non dare alle news il tempo di “invecchiare”.

In che modo si può conciliare, in base alla vostra esperienza, la gratuità di un giornale on-line con la necessità di svolgere indagini accurate sul territorio (cioè quelle di Piuculture) che richiedono un forte investimento di tempo e di risorse?

Sandra:
La scelta di dare vita ad un giornale locale deriva proprio dall’esigenza di riuscire a svolgere indagini accurate pur essendo una piccola redazione. Fare la stessa operazione a livello di città avrebbe significato essere una brutta copia dei giornali generalisti che già si occupano di immigrazione. Operando su un territorio circoscritto riusciamo invece a fare rete con le altre realtà simili alla nostra – associazioni, istituti culturali, ambasciate – e ad avere un rapporto diretto con le comunità straniere. Questo ci permette di raccogliere quelle storie originali che sono il cuore dell’intercultura: conoscere l’altro e dargli la possibilità di farsi conoscere.

Piuculture in 3 parole

Vorremmo chiedere a ciascuno di voi di dirci in tre parole (tre aggettivi, tre nomi o tre frasi brevi) che cosa è Piuculture.

In tre parole Piuculture è…
Veronica: Incontro, scoperta, conoscenza reciproca.
Sandra: cambiamento costante, atterrare ogni settimana in un posto nuovo, un impegno che ha mille buoni sapori
Piera: Lavorare in tre lingue diverse, conoscere senza porsi confini, scrivere di ciò che appassiona
Adriano: Professionalità, creatività, impegno
Alice: Piuculture per me rappresenta crescita, se guardo a come ero tre anni fa e come sono oggi, attraverso la condivisione, visto che in quasi 10 anni di scrittura è stata l’unica redazione a offrirmi un vero senso di appartenenza e partecipazione; e la socialità, per l’opportunità di arricchirsi attraverso nuovi punti di vista ed esperienze.
Rosy: una bussola, un modo per approfondire, un mezzo per informare
Fabio: Gruppo, precisione, colori (intesi non solo come quelli delle diverse etnie-culture…che vogliamo rappresentare, ma anche come diversi colori -ognuno di noi – di un mazzo – il gruppo – che sono ben amalgamati)
Gabriele: Qualità, cortesia e convenienza!

Trovate Piuculture sul sito ufficiale, su Twitter e su Facebook.