Perché c’è ancora bisogno di parlare di 8 marzo

Perché c’è ancora bisogno di parlare di 8 marzo


Le parole hanno sempre un segno politico, e quando dico che hanno un segno politico intendo dire che possono creare confini di inclusione/esclusione, dare giudizi, sancire condanne, legittimare, approvare.

Le parole sono pietre, si diceva negli anni Settanta, ed ogni parola detta (o non detta) è atto politico.

Così, per me, parlare ancora  dell’8 marzo – della Festa delle Donne – è atto politico.

E’ un atto politico perché secondo me c’è ancora bisogno di ricordare quale sia stato il cammino di acquisizione dei diritti da parte delle donne. Il diritto di voto (1945), il diritto di far parte della magistratura (1955), il diritto di ricevere per uguale lavoro uguale salario (1960), il diritto di essere una capofamiglia (1975), il diritto di abortire e di far nascere solo quando lo si desidera davvero (1978), il diritto di denunciare lo stupro (1996).

E’ un atto politico perché non passa giorno senza che qualcuno non metta in discussione una delle conquiste appena elencate.

E’ un atto politico perché una donna che lavora e che ha figli vuole riuscire a conciliare le due cose senza perdersi nulla e senza impazzire. E’ atto politico perché adesso anche gli uomini vogliono lavorare e curare i propri bambini, e se hanno scoperto il dono prezioso di accudire la propria famiglia è anche grazie alle conquiste delle donne.

E’ un atto politico perché c’è ancora qualcuno che dice che non è vero che ti hanno violentato, eri tu a portare la gonna troppo corta.

E’ un atto politico perché la nostra televisione mostra corpi nudi, volgari, nei quali nessuna di noi può o vuole riconoscersi.

E’ un atto politico perché bisogna continuare a ricordare quello che abbiamo oggi, in modo da avere ben chiaro in mente che cosa potremmo perdere se qualcuno ci privasse della nostra libertà.

E’ atto politico perché insieme a noi vogliono festeggiare tutti quegli uomini che hanno capito che la mascolinità non è predominio, ma complementarietà, comprensione, uguaglianza nella differenza.

Per questi e tanti altri motivi, parlare di 8 marzo non è fuori moda, non è da vegliarde nostalgiche. Parlare di 8 marzo è atto politico!