Nostalgia

Nostalgia


La parola “nostalgia” (parola composta dal greco νόστος – ritorno – e άλγος – dolore) significa “dolore del ritorno“. Non mi sarà difficile parlarne perché sono per natura una nostalgica. La nostalgia è la tristezza che si prova nel rimembrare cose, persone o situazioni passate. È tristezza la nostalgia. Una tristezza che riporta indietro nel tempo chi la prova e gli fa credere che il tempo andato sia migliore del presente. Aiuta ad accenderci la nostalgia, a metterci in contatto con quel che eravamo tempo addietro.

La nostalgia è un’emozione e, come tale, ha la funzione di portare avanti la specie e l’evoluzione della stessa. Proviamo rabbia quando ci opponiamo fortemente a qualcosa che non ci rappresenta, siamo felici in risposta ad uno stato di benessere e sorpresi quando ci capita qualcosa di inaspettato. E come ci aiuta la nostalgia?  È il campanello di ciò che è stato e di ciò che ci tiene saldi al nostro essere. Perché anche in quel che siamo stati si cela una parte di noi. E, forse, questo dolore per il ritorno non fa che aiutarci a ritornare a qualcosa che ha senso?

Virginia de Micco ne riporta una definizione che mi pare molto calzante:

Fin dalla sua apparizione sulla scena medica la nostalgia si presenta come una ben strana malattia che pur compromettendo lo stato fisico del soggetto non viene curata da rimedi fisici ma viene curata solo da mutamenti sul piano delle condizioni di vita, viene risolta attraverso strumenti antropologici che consentono una visione ed un’integrazione più profonda dell’individuo nell’ambiente in cui vive e opera.

Ed è il piano dei mutamenti delle condizioni di vita che risolve – o cura? – la nostalgia. Dall’integrazione con una nuovo stato di sé, da una nuova esistenza, da una maggiore integrazione dell’individuo nell’ambiente in cui vive ed opera. Dunque, sì, come tutte le emozioni ha un senso ed un significato utili all’evoluzione della specie stessa quando non è abusata e portata all’estremo. Quando si vive di nostalgia, infatti, si rischia di perder di vista il presente, di non viverlo e, dunque, di non evolversi. Forse è un campanello di allarme per il presente. Come a dire: perché il tuo passato ti smuove più del tuo presente? Quindi non è la nostalgia momentanea che deve far paura. Quella è fisiologica, fa parte della tutela che la specie opera sui suoi esseri. È quella cronica che deve far riflettere: la nostalgia del passato considerato sempre migliore rispetto al presente. Nostalgia di un passato che supera il presente. Che supera, annienta e cancella il presente.

Se salutare, invece, ispira i poeti ed aiuta a superare il dolore del tempo perduto e della perdita stessa, dunque: fatevi ispirare dalla vostra nostalgia!

“Ahi come, come passata sei, cara compagna dell’età mia nova” aveva cantato Leopardi a Silvia in un moto intenso di nostalgia.