Monologo di un omosessuale

Monologo di un omosessuale


Sì, è vero, ho un delirio di onnipotenza e allora?

E allora cosa volete che vi dica? Mi guardo intorno e vedo lo schifo. Mi guardo intorno e vedo burattini, gente mascherata, costruita, finta. Vivono la loro vita seguendo alla lettera quello che qualcuno – dall’alto – gli ha fatto credere sia la “giustezza”.
Lottano per quella giustezza, sgomitano per quella giustezza, fanno tutto e solo in nome di quella giustezza.
Ammazzano, pensate. Perché quando poi arrivo io – l’omosessuale – quando poi arrivo io, sì… con una camminata ancheggiante e gli occhi truccati, allora vedete bene… sì, sì … vedete bene come mi guardano, ridacchiano tra le righe:
“è arrivato il frociooooo”.
Sì, sono frocio, una checca, sono il gay e allora?
Faccio un sesso da Dio, bella gente… e voi?
Quanti di voi scopano come vorrebbero?
Io ho il delirio di onnipotenza perché la vostra ignoranza mi ha portato a capire che siete inferiori. Che non capite, che la democrazia è sbagliata, che ci vorrebbe l’oligarchia: il governo di pochi eletti.
Eletti da una cultura, da un’emozionalità sincera, non forgiata – né farcita – di dogmi, di sovrastrutture.
Il matrimonio, la coppia, l’amore, i figli, sono tutte cose che potrebbero essere giuste di per sé.
Il matrimonio è: l’amore tra due persone. E per “persone” intendo “esseri umani”. Niente sesso, genere, sessualità, parlo solo di esseri umani.
La coppia è: l’unione di due individualità, un io ed un tuIo e tu già formati, già esistenti a prescindere dalla coppia ma che insieme si fondono per creare una danza di leggiadre ballerine che lentamente li elevano dal suolo, dalla terra, dall’umanità.
Ecco perché il matrimonio potrebbe – se non strumentalizzato – essere bello: perché l’amore tra i due è spirituale e, come tale, merita di essere spiritualizzato, santificato, elevato. E dunque sposateviiiii! Ma fatelo come volete! Con il vostro uomo, la vostra donna, col vostro cane. Festeggiate la vostra unione ma fatelo come sentite! Con un amico che vi sposa, con un prete, con uno sciamano, con una fatina colorata, come volete… Fatelo come volete voi.
Però, fatelo solo quando “sentite” di esservi veramente elevati. Quando esiste veramente l’unione di due entità che si fondono come in una reazione chimica. Fatelo solo quando si è generato davvero un nuovo elemento…
Mi sposerò io un giorno… Magari me ne vado in Spagna o chissà dove. Non qui in Italia però, qui non si può, è peccato.
Qui è peccato vivere secondo il proprio bisogno, la propria coscienza. Qui non potrei mai avere dei figli.
 Oh! quanto piango all’idea che potrei non adottarne mai nessuno, quanto piango… E pensare che certi bambini passano l’infanzia in orfanotrofio senza amore, senza famiglia.
E io lo so che un giorno potrei dare una famiglia, potrei dare amore.
Ma, figurarsi i commenti della gente:
“un figlio di un frocio? Ma è contro natura!”.
Anche i vostri bambini viziati che scherniscono i loro compagni più deboli sono contro natura.
Ieri si è ammazzato un quindicenne, un quindicenne che si metteva lo smalto rosa.
Si è ammazzato perché si sentiva solo, abbandonato. Perché i compagni lo chiamavo “checca”. Perché aveva paura di dirlo ai genitori. Perché questo mondo è omofobo e mi fa schifo. E io mi sento in colpa, tanto in colpa. E mi dispiace, sì, mi dispiace. Mi dispiace perché io non ho potuto fare nulla per lui.
Ha incontrato solo schifo in giro, povero diavolo.
Indiavolato dalla sua omosessualità, messo in croce per la sua omosessualità.
Povero diavolo, povero Cristo.
Sì, era un frocio e anche io sono frocio! E allora? Volete ammazzarmi?
Vi ammazzo io con una domanda prima che voi possiate ammazzare me:
quanti di voi vivono seguendo davvero ciò che sono?
Non rispondete di getto, pensateci su.
Buonasera a voi.

 

(Federica Lucantoni)