l’ansia di farsi leggere… piaceranno le mie poesie?

l’ansia di farsi leggere… piaceranno le mie poesie?


Sì, si chiama ansia da prestazione la mia. Nasce dal fatto che ho un post in bozza contenente una mia poesia che però ho paura di far leggere al pubblico.

La poesia -al di là del valore letterario- apre comunque una breccia, una finestrella nell’animo umano di qualcuno. In questo caso il qualcuno in questione sarei io e, per l’appunto, la cosa mi spaventa un po’.

D’altra parte, per dirlo in altre parole, è pur vero che io sono questa.

Quest’ultima frase (“io sono questa”) mi ha fatto venire in mente un monologo teatrale scritto parecchio tempo fa. Immaginavo di parlare con un pubblico che stava lì ad ascoltare le mie paturnie ed il mio sentire: una specie di sproloquio personale. Credo che le parole spese allora vadano benissimo anche oggi. Ve ne riporto una piccola parte, la parte finale. Mi pare il modo più spassionato per dire che vi temo:

Io semplicemente sono io. Non sono un universale ma mi ritrovo in tutto. Ho dentro il mondo ed il mondo è
la mia tortura. L’idea di non farcela, la mia ossessione. Il timore di arrivare ultima, il mio incubo peggiore.

E se mai arriverò da qualche parte, lo farò volando su queste mie ali e camminando su questi miei piedi
perché saranno miei ed io sarò io. E camminerò nella folla come lo stessi facendo in mutande. Perché
è in mutande che sono anche davanti a voi. Solo che voi mi state guardando e mi ascoltate e spero mi
applaudirete ma se anche voi non lo faceste, caro pubblico, seppur la mia delusione sarebbe tanta, io
non potrei darvi altro che questo perché questo è ciò che sono. Questa è la mia Imperfezione, l’unica che
conosco. La mia profonda imperfezione piena di me. L’imperfezione tutta contenuta in questo piccolo
palco spoglio, in questa maglietta nera e in questo sciatto pantalone, un’imperfezione che si addice bene al
teatrante, un’imperfezione di una donna che lotta da sempre con la sua imperfezione.

(la voce si fa più pacata ed il tono più profondo) Una donna, di età indefinita, vestita di nero, senza trucco
né volto che qui, davanti a voi oggi ha parlato.

Grazie, pubblico.

(si inchina ed esce di scena, “Loves Minus zero” da ”Live a Budokan” di Bob Dylan suona sul sipario che si
chiude)