L’aiuto del linguaggio non verbale nei giochi di ruolo

L’aiuto del linguaggio non verbale nei giochi di ruolo


Ieri sera ho giocato con i miei amici a Licantropi, un gioco di ruolo nel quale metà dei personaggi sono lupi  e metà dei personaggi sono popolani. Lo scopo dei lupi è uccidere i popolani durante la notte e, durante il giorno, mescolarsi a loro senza farsi notare. Attraverso la carta assegnata, il giocatore sa se il suo è un ruolo “da buono” o “da cattivo” ed in pochi secondi dovrà decidere una strategia:

Se è un lupo dovrà:

  • mascherare la propria identità.
  • mentire sull’identità degli altri.
  • spacciarsi per il veggente (il veggente è un personaggio “buono” che può interrogare il master circa l’aura dei popolani e consigliarli durante il gioco).

Se è un popolano:

  • cercare di farsi credere dal gruppo che potrebbe invece scambiarlo per un lupo e mandarlo al rogo.

Insomma, è un gioco di verità e menzogne. Ho trovato utile nel gioco sfruttare i comportamenti non verbali dei giocatori. Come dicevo, la carta assegna il ruolo. Nel momento in cui il giocatore visualizza la carta prende coscienza del suo status. Mascherare la reazione a tale scoperta è difficile.

Ieri per esempio, captando la prima reazione di Alice (una mia amica), ho capito che non poteva che essere un lupo. Non appena ha visto la carta, infatti, ha nervosamente piegato le estremità delle labbra in basso. Tale movimento della bocca è caratteristico, per Paul Ekman, della paura.

La bocca può assumere due posizioni quando si ha paura:

  1. aprirsi rigida con le estremità delle labbra verso il basso (nei casi di terrore).
  2. mantenersi semichiusa con le labbra l’una vicina all’altra e con le estremità verso il basso.

 

L’immagine che vi ho riportato in alto è un’immagine di “paura pura”. Difficilmente le emozioni si presentano in maniera pura. Possono, al contrario, mescolarsi, mischiarsi o essere mascherate (pensate quante volte la paura e la rabbia si mischiano).

Nel caso specifico di ieri, però, Alice voleva assolutamente mascherare la sensazione di leggera paura che aveva suscitato in lei la scoperta di essere un lupo, per questo quel lieve movimento delle labbra – appena emerso – è stato subito frenato. Un istante dopo, infatti, Alice ha stretto le sue labbra l’una contro l’altra, fino ad arrivare a mordere con il labbro inferiore quello superiore. Tale movimento serviva in parte a sfogare la tensione nata dalla scoperta del proprio status ed in parte a far emergere un’altra emozione, l’aggressività all’idea di fare il lupo. Per la serie “ora mi diverto io e vi mangio tutti!”.

Il movimento delle labbra – prima della paura e poi dell’aggressività – si è realizzato in un secondo (o poco più) ed un occhio non attento non se ne sarebbe mai accorto. Sappiate però che le emozioni sono difficilissime da nascondere, anzi, dice Paul Ekman che è quasi impossibile mascherarle ed uno dei modi per farlo è sostituirle con altre emozioni (fingere sorpresa quando si ha paura; ridere quando si è tristi …).

Ma un’emozione finta è altrettanto riconoscibile da un occhio esperto dunque… giù la maschera!