La strada per S.

La strada per S.


Sembra che tu sia per me soprattutto una strada,

un odore di asfalto riarso,

un’assenza di rumori ché la città è in vacanza

è partita

o dorme,

perché noi ci diamo appuntamento alle due

l’orario peggiore, dicono i grandi.

Ma noi siamo forti, abbiamo quindici anni

e il caldo cos’è poi per noi

a quindici anni

quando l’unica voglia è l’indecenza di scoprire:

il corpo, la faccia, la resistenza delle nostre gambe.

Anche la stanchezza è una conquista

perché è nostra, l’abbiamo scelta noi,

la rivendichiamo,

è la nostra trasgressione,

una battaglia vinta.

 

Il rifugio a casa tua,

silenziosa,

senza madri, padri, fratelli.

Sono ingenua, io,

non ti ho affatto capito,

tra naso e palato un languore,

un odore, quasi,

ma non so bene cos’è,

non so il suo nome.

Scappo per tempo, senza fiato né parole,

perché, ecco, ti ho già detto

che di alcune cose non so dire neanche un nome,

un aggettivo.

E me ne fuggo

rincorro

la tua scala, la tua strada, il piccolo tratto segreto

che mi hai mostrato tu, tempo prima.

 

Tu per me sei quella strada,

l’erba verde intrecciata all’erba asciutta,

un ragno di rame inchiodato al muro,

il cane randagio,

una curva che non so dove porta

e che invece finisce in un grande parcheggio che so.

Anche oggi,

anni che non ti vedo

(mi dicono che su una strada ci sei morto),

tu per me sei ancora di più quella strada,

scorciatoia o passaggio segreto, che importa,

a quindici anni, che importa.

(Poesia di Laura Varlese – Roma, 6 luglio 2011)