La mia Cagliari

La mia Cagliari


Tre anni, cosa sono?

Possono essere niente o essere una vita intera, dunque forse è una vita intera che frequento i tuoi luoghi, Cagliari.
Dico con parole non mie che, per me, “sei come una persona”.
Hai accompagnato e ti sei fatta scenario della me contemporanea.
Mi riesce difficile pensare a questa trasformazione senza immaginarla con te da sfondo.
Hai raccolto momenti di enorme sconforto, mi hai spinto in avanti mentre esitavo incredula e, quando ancora non me ne rendevo conto, preparavi lo scenario a quella che sarebbe stata la mia nuova vita.
Era un giorno di maggio, un giorno qualunque, quando mi hai scosso le spalle e mi hai detto: “guarda!”.
Ti ho ascoltato! – io, sempre piena di pregiudizi! – ho guardato.

Si sceglie di essere ciechi fino a quando qualcosa o qualcuno non ci ridesta dal torpore, e solo quando non tentiamo inutilmente di opporci.

Da quel giorno, tutto è venuto in maniera naturale e il tempo si è dilatato, sino ad arrivare ad oggi.

Tre anni, cosa sono?
Sono proprio la mia vita.

Quel tempo trascorso correndo o camminando sul molo Ichnusa, un luogo dove, oltre al mare, puoi veder volare i fenicotteri rosa e, se chiudi gli occhi, sentire l’odore di tutta la Sardegna che non è solo salsedine, ma anche mirto, rosmarino, granito: un inconfondibile profumo di macchia mediterranea.
Un luogo dove l’aria salmastra d’inverno ti arrossa il naso e, d’estate, ti fa sudare rendendo più fiacca la corsa dei runner della domenica come me.

E dire che per ben dieci anni ho pensato a te con fastidio. Mi sono imbarcata da quel molo la prima volta per andare a chiudere con dolore la mia prima storia d’amore.

Ti ho ritrovata nel 2017, l’anno della mia trasformazione, l’anno del caos e della bellezza: hai stravolto il ricordo che avevo e avrò di te, per sempre.
Furba e complice, amica mia.
Credo di doverti molto, anche il motivo per cui ti sto salutando.

Non avrei mai pensato di lasciarti per una ragione che fosse meno di questa.

Prometto che tornerò a perdermi per le tue viuzze e a mangiare il tonno più buono del mondo; tornerò a sorridere passeggiando per le strade del tuo bel centro; tornerò a rievocare i passi salienti della mia storia, per ripassarli, in quella maniera ossessiva mia tipica, per non rischiare di perdere niente nel marasma delle cose di poco conto.

Ci tornerò mano nella mano con la mia piccolina.

A presto, Cagliari mia.