La dislocazione a sinistra, Facebook la conosce?

La dislocazione a sinistra, Facebook la conosce?


Eh sì che Facebook la conosce. E anche voi. Perchè altrimenti non avreste mai accettato questo titolo che proprio contiene una disolocazione a sinistra.

La dislocazione a sinistra è un tratto molto frequente nell’italiano popolare che da tempo è stato accolto ed accettato anche dalla varietà standard. È un fenomeno che scombina l’ordine dei costituenti rispetto a quello tipico dell’italiano: Soggetto-Verbo-Oggetto. Dal punto di vista della grammatica normativa, consiste nello spostamento di un elemento della frase che, nell’ordine “normale”, non sarebbe in posizione tematica:

ORDINE NORMALE: Facebook conosce la dislocazione a sinistra?

CON DISLOCAZIONE A SINISTRA: la dislocazione a sinistra, Facebook la conosce?

E, poichè la lingua le cose non le fa mai per caso, c’è da supporre che il suo utilizzo abbia un valore funzionale: dar precedenza al tema che per il parlante è di maggior interesse o che è centro d’interesse comunicativo.

E Facebook, che di sintassi non è a digiuno, non poteva ignorare la cosa. Proprio per questo, da qualche tempo, le pagine sponsorizzate o le pubblicità che consiglia presentano spesso una struttura sintattica che contiene la dislocazione a sinistra:

“Decathlon piace a Franco Rossi”

“Jovanotti piace a Laura Varlese”

“Il Vino e le Viole piace a Federica Lucantoni”

Oltre che anteposto, l’oggetto del piacere è messo a fuoco. A livello pubblicitario, la cose ha un impatto senz’altro non indifferente. Prima che Facebook modificasse questa visualizzazione, proponeva il più banale:

“A Federica Lucantoni  piace il Vino e le Viole”

Ma il rischio era che la vista abbreviata da mobile avrebbe potuto cancellare l’oggetto del piacere e far visualizzare solo “A Federica Lucantoni piace…”.

Quanto ci ha guadagnato in marketing?

La dislocazione a sinistra regala alle frasi un valore comunicativo e una forza maggiori.

Pensate a questa situazione: una mamma con un bambino in cucina che sta facendo merenda. Passa qualche minuto e la mamma chiede al bambino:

Hai mangiato la merenda?

da un’analisi verbale, la frase non comunica moltissimo sulla madre e sul bambino. Notate però quanta differenza c’è in quest’altra possibilità:

La merenda, l’hai mangiata?

Questa seconda frase lascia aperte alcune interpretazioni: forse questo bambino normalmente indugia sulla merenda senza poi mangiarla. Non appare asettica, ma si presta ad un valore interpretativo maggiore e fa nascere alcune domande: perchè il complemento oggetto è anteposto? in che modo va intepretata questa anticipazione? cosa possiamo capire del parlante, dall’uso che fa delle dislocazioni a sinistra?

Ovviamente molte cose.

L’intenzione del parlante è portare in posizione tematica quello che in quel momento è il suo centro di interesse.

La dislocazione a sinistra, come immaginerete, è ancora più frequente nelle realizzazioni poco strutturate del parlato, dove spesso si opta però una sintassi egocentrica, generalmente relazionata all’io parlante:

 … io il motivo per cui mi sono allontanato dal mondo della ricerca in astrofisica è anche perché mi sembrava di entrare in un mondo sicuramente affascinate, un mondo estremamente di nicchia […]

Un parlante, durante un colloquio di lavoro, utilizzando un italiano piuttosto informale, spiega le motivazioni che lo hanno spinto ad allontanarsi dall’ipotesi di un dottorato.

Viene dislocato a sinistra il pronome “io”, riproposto poi nella particella “mi”. L’intervistato sembra voler rafforzare il suo punto di vista (analogamente a quel che succede con la costruzione inglese “it’s my own choice”, pragmaticamente più forte di “it’s my choice”). L’anteposizione del pronome “io”, rafforzato poi da “mi”, deve avere un valore comunicativo perchè non se ne giustificherebbe altrimenti la presenza nell’economia del’espressione linguistica.

La presenza di un fenomeno come la dislocazione a sinistra dimostra due fatti importanti:

#1: il primo è di natura sociolinguistica e si riferisce alla varietà di italiano che i parlanti stanno utilizzando: una varietà neo-standard (che ormai ha accolto la dislocazione a sinistra) o popolare (è una dislocazione a sinistra anche il famosissimo “Io speriamo che me la cavo”, titolo del libro di Marcello D’Orta, ispirato al tema di un bambino di Arzano, comune della provincia di Napoli).

#2: il secondo, invece, ha natura pragmalinguistica ed ha a che fare con le strategie comunicative che i parlanti utilizzano, consapevolmente o inconsapevolmente, per dare alle loro frasi una forza comunicativa differente, seguendo criteri pragmatici che spesso sono prioritari rispetto a quelli sintattici. Solo la pragmatica può spiegare il coinvolgimento emotivo del parlante, ovvero “la dimensione dell’empatia” e, interessandosi al versante comunicativo e alla dinamica conversazionale, restituisce alla dislocazione a sinistra i suoi meriti.

 

Voi, che ne pensate? 

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