Intervista a Simona, Hr Specialist ed esperta di colloqui di selezione in azienda!

Intervista a Simona, Hr Specialist ed esperta di colloqui di selezione in azienda!


Dopo il post su “Come scrivere un curriculum vitae” e quello sul nuovo contratto di apprendistato, volevo parlarvi di colloquio di selezione (quello che comunemente viene detto colloquio di lavoro). Questa volta, però, ho preferito un percorso al contrario: un’intervista a chi la selezione la fa di mestiere.

Ho incontrato la splendida Simona, anni 38, selezionatrice e Hr Specialist da quasi 10 anni. Interessante guardare il colloquio di lavoro in  azienda dal punto di vista di chi lo fa… avreste mai immaginato tante sfaccettature?

Un grazie speciale a Simona. E ora… godetevi l’intervista!

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Buongiorno Simona, grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista. Sarà utile ai lettori de il Vino e le Viole per capire meglio il lavoro del selezionatore del personale. Prima di iniziare, una domanda sul tuo stato d’animo: come ti senti all’idea di essere intervistata?

Direi innanzitutto “onorata” di essere stata scelta e poi curiosa di vedere cosa uscirà fuori.

Bene! Iniziamo!

Pronta!

Per prima cosa, ti chiederei  un piccolo excursus della tua carriera formativa, lavorativa ed universitaria e, più in generale, di tutti gli eventi, gli incontri ed i fatti che ritieni siano stati utili nel tuo percorso di crescita professionale.

Ho una formazione umanistica, laurea magistrale in lettere, scelta dettata dalla passione e dall’amore per le “lettere”. Per inciso, scelta che col senno del poi riconfermerei. Mi sono iscritta all’università e contestualmente ho iniziato a lavorare, consapevole che i miei studi non mi avrebbero garantito un impiego, perché volevo essere indipendente economicamente e perché volevo iniziare a capire come girava il mondo del lavoro. Ho lavorato in diversi settori e rivestendo diversi ruoli fino a quando ho capito che le risorse umane potevano essere un ambito nel quale trovare realizzazione professionale. E così mi sono specializzata attraverso un master, degli stage e avendo la fortuna di collaborare con persone desiderose di trasferirmi competenze. Quando sono entrata in EII (Engineering Ingegneria Informatica S.p.A., n.d.r.), nove anni fa, ho avuto la fortuna di collaborare con persone che hanno contribuito a completare il mio percorso formativo e di  trovarmi al posto giusto al momento giusto.

Ottima presentazione! Ma ora spiegaci meglio, cosa significa selezionare il personale in una grande azienda?

Significa porsi nell’ottica di scegliere i migliori candidati presenti sul mercato inserendoli nel contesto giusto nel quale offrirgli l’opportunità di intraprendere un percorso di carriera stimolante e in linea con le loro aspettative.

Più o meno quanto dura un colloquio di selezione?

Circa un’ora.

Puoi darci una definizione di colloquio di selezione? (Più che una definizione accademica, mi piacerebbe avere una definizione costruita sulla base della tua esperienza lavorativa).

Un incontro tra due soggetti, il candidato e il selezionatore, durante il quale si cerca di conoscere l’altro con lo scopo di comprendere se sia possibile instaurare un rapporto di collaborazione che soddisfi le aspettative di entrambi. Insomma. parafrasando, è come il primo appuntamento!

Bene. Potresti ora elencarci gli errori che un selezionatore dovrebbe assolutamente evitare – per quanto gli sia possibile – durante un colloquio?

Sicuramente evitare di portarsi dietro preconcetti, stereotipi o convinzioni personali che possano in qualche modo influenzare il giudizio sulla persona, perché ricordiamoci che non si dovrebbe valutare la persona in quanto tale, ma la “candidatura”.

Potresti elencarci anche gli errori che un intervistato dovrebbe assolutamente evitare – per quanto gli sia possibile – durante un colloquio?

Fingere di essere diverso da quello che è realmente. E poi mostrarsi troppo interessato ad aspetti retributivi e contrattuali a discapito della motivazione che lo ha spinto a sceglierci. Ed infine presentarsi ad un colloquio senza essersi informato adeguatamente sull’azienda alla quale si sta proponendo la propria candidatura.

Svolgi il ruolo del selezionatore da ormai 10 anni. In base alla tua esperienza in quest’ambito, quali aree ritieni siano più importanti da indagare per comprendere una persona in un intervallo di tempo limitato?

L’area relazionale, della motivazione, dell’efficacia personale, l’area intellettiva e quella realizzativa.

Quali sono i più comuni “errori di valutazione”?

Uno dei più ricorrenti è il cosiddetto “effetto alone”, che consiste nel  lasciare che una caratteristica molto positiva o molto negativa del candidato ne influenzi la valutazione complessiva. Un altro errore che inconsciamente si tende a fare è quello di identificare come positivi quegli elementi che si avvicinano al nostro modo di pensare e negativi quelli che se ne discostano.

Come li eviti?

Cercando di essere obiettiva, scrupolosa e ricordando a me stessa l’importanza e l’impatto che il mio giudizio avrà sulla “vita” di chi ho davanti.

Quale domanda non bisognerebbe mai fare durante un colloquio?

Ritengo che le domande di natura strettamente personale possano e debbano essere evitate. Durante un colloquio, in cui rivestivo la parte del candidato, mi è stato chiesto se nei miei programmi rientrava il progetto di avere dei figli! Assurdo!

Preferisci domande aperte o domande chiuse? Ha senso farle entrambe?

Le domande aperte consentono all’intervistato di esprimersi liberamente offrendo a chi ascolta materiale interessante sul quale basare la propria valutazione. Le domande chiuse ci aiutano ad indirizzare l’intervista ed “impongono” all’interlocutore di esprimere un parere chiaro e univoco. Quindi ritengo che siano utili entrambe e che vadano dosate con la giusta accortezza.

Esistono candidati “facili” e “difficili”?

Assolutamente sì. Considero “Facili” le persone che approcciano il colloquio con apertura e disponibilità facilitando il mio e il loro compito. “Difficili” quelli che invece stanno sulla difensiva e ai quali bisogna strappare le parole di bocca.

L’intervista di selezione segue un iter stabilito oppure no?

Diciamo che generalmente ogni selezionatore tende a replicare un proprio schema, ma sicuramente ci sono delle fasi che in ogni caso vanno rispettate: l’accoglienza, l’intervista vera e propria e la fase di chiusura/congedo. Nel caso di selezioni corpose, che coinvolgono un numero consistente di candidati, è utile preparare uno schema dell’intervista che consenta, in fase di valutazione, di poter più facilmente comparare gli elementi raccolti.

Quali sono i requisiti minimi che ti aspetti da un intervistato che incontri a colloquio?

Buona presenza, capacità di esprimersi con chiarezza e proprietà linguistica, predisposizione ai rapporti interpersonali e motivazione alla professione.

Che peso ha la così detta “bella presenza”? quanto è importante?

Inevitabilmente una “bella presenza” tende a predisporre positivamente l’interlocutore. Detto questo va chiarito che una buona presenza, e per buona presenza intendo immagine curata e standing adeguato, è un parametro importante nella scala di valutazione, ma non è certamente l’unico.

Che cosa fai prima di iniziare un colloquio? Esiste un rituale di preparazione? Ci sono delle cose che devi fare o sapere?

Leggo attentamente il CV del candidato prendendo nota di eventuali aspetti da chiarire o approfondire. Ovviamente devo avere preventivamente inquadrato il contesto per il quale sto effettuando la selezione e avere chiaro cosa sto cercando.

Da1 a 10, quanto è difficile fare il selezionatore?

10.

Quali caratteristiche personali deve avere un buon selezionatore?

Umiltà, capacità di ascolto (quella vera), empatia e autorevolezza. Deve inoltre essere scevro da pregiudizi e condizionamenti culturali/sociali.

Pensi che tutti possano imparare a fare questo mestiere oppure “selezionatori si nasce”?

In molti impariamo a farlo, ma da qui a dire che siamo tutti “selezionatori” ce ne vuole. Esiste la credenza che chiunque rivesta un ruolo aziendale di un certo tipo sia in grado di selezionare risorse. Non è così. E’ necessario avere una preparazione adeguata e una buona dose di esperienza sul campo. E’ come dire che tutti sono in grado di cucinare, ma non tutti sono Chef!

Hai mai avuto a che fare con “cattivi selezionatori”? se sì, ci porti qualche esempio?

Si, anche se poi il colloquio è andato a buon fine. Mi è capitato di sostenere un colloquio di selezione con  una tizia (in questo caso io ero la candidata) che durante tutto l’incontro ha preso appunti senza mai guardarmi in faccia!

 

Simona, l’intervista è conclusa. Grazie per aver partecipato e buon lavoro!

 

 

Leggi anche come si fa ad affrontare efficacemente un colloquio di lavoro!

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