Il valore magico della scrittura

Il valore magico della scrittura


Riporto una frase di Giorgio Raimondo Cardona da Antropologia della scrittura (Loescher 1981):

Paradossalmente, oggi che usiamo la scrittura come mai nella storia dell’uomo, siamo quanto mai lontani dal senso della magia, del rituale della scrittura, cioè dal legame stretto tra simboli scritti ed azione concreta, influenza sul reale. Tutta la storia della scrittura ci mostra, invece attraverso gran numero di esempi, come si sia sempre ritenuto possibile agire sul reale a partire dalla manipolazione dei simboli, e come anzi l’uomo sia giunto a nutrire un terrore sacro di quei simboli e del loro potere, quasi che, ormai tracciati, essi potessero da sé soli, e senza intervento di altri, scatenare la loro azione.

Oggi -per lo meno nella nostra nicchia “occidentale”- il valore magico e sacro della scrittura è venuto meno. La storia, invece, è carica di esempi nei quali il testo scritto ha un ruolo magico ed, in qualche caso, terrificante.

In molte culture il creatore della scrittura è un dio (per i Greci è Hermes, per i Babilonesi Nabû e per gli Egiziani Toth); in altre, esiste una “rete di proibizioni” rispetto alla sacralità del materiale (i testi scritti della letteratura rabbinica dei primi secoli non potevano essere eliminati come un qualsiasi rifiuto ma dovevano essere mantenuti in specifici ripostigli situati nelle sinagoghe). Nella Cina tradizionale, addirittura, si poteva venerare qualsiasi forma di scrittura (la nuova insegna di un negozio o un pannello con delle citazioni) e si evitava di buttare via o di calpestare un qualunque foglio che sopra trovasse scritto un carattere. Esisteva in ogni città, infatti, un tempietto “della pietà per i caratteri”.

Parte di questa sacralità del testo è rintracciabile nelle nostre chiese, dove ancora il testo scritto assume un ruolo centrale e sacro, tutt’ornato ed appoggiato sull’altare. Un omaggio al libro nella sua interezza, inteso come oggetto sacro. Nulla di diverso da un amuleto.

Un amuleto è un oggetto sacro sul quale la scrittura agisce col suo valore magico ed aiuta a preservare chi lo porta. È la scrittura, spesso, a conferire all’amuleto la sacralità che gli compete. Nell’Africa islamizzata spetta al dotto del gruppo (colui che conosce l’arabo) confezionare i filattèri (strisce di carta con versetti coranici cuciti in un sacchetto e portati al collo). Anche il tatuaggio -utilizzato in occidente quasi sempre con funzione decorativa- serve in alcune culture ad imprimere sulla pelle il nome della divinità (nello Yemen, ad esempio).

E del resto, “verba volant e scripta manent“. Quello che è scritto rimane e non si disperderà. O forse si disperderà comunque, ma il suo valore non sarà immediatamente eliminabile perché è scritto e c’è, esiste.

Mi piace l’idea di poter ereditare questo pensiero dagli antichi e di poter credere almeno un po’ alla magia del testo scritto.

Dunque, incidete frasi di buon auspicio per voi o per i vostri cari! Magari arriverà parte della vostra magia. O se non altro, attraverso il vostro scritto, rimarrà per sempre (o quasi) qualcosa di quel che siete o siete stati.