Il sogno di Marisa Zoni

Il sogno di Marisa Zoni


Mi capita ‘sto libro nelle peregrinazioni al mercatino dell’usato. Mi capita che lo trovo nello scaffale dedicato alla poesia. Mi capita di aprirlo un sabato pomeriggio e di trovarci dentro questa. Cerco Marisa Zoni in rete e trovo poco. Ve la lascio così ve la leggete anche voi. Tutta d’un fiato.

 

Il sogno

Capita
che si rompe
il suono come
un vetro
e i pezzi dove si mettono
tagliano
e sono ricordi
Pasolini
che studia a Bologna
che tu hai visto
e dici “non sa parlare”
ma un cuore così
dice anche a occhi chiusi
riempie l’Italia
fa chiasso perché
è onesto
e poi mi piace
perché combatte
ogni giorno il suo
pezzo di guerra
anche io sono così
e il cuore non si logora
vengono i calli
nei piedi duri
ma il cuore chissà
che razza è
rimane chiaro
e hai voglia ogni giorno
di amare e far chiasso
stare zitti a lavorare
e comperare fare
mercato
coi bottoni d’oro
come i ragazzi
ora vendiamo
anche gli occhi
e non conta più
la tenerezza
siamo fasciati
come il sommozzatore
e non sentiamo
le mani
nessuno ci tiene
e questo è già
una cosa importante
io mi sveglio
la notte
e nel buio
tesso i sogni
come mi pare
stavolta
guidavo una macchina
bianca
per Como
senza freno
senza frizione
avevo issato
un vigile
sull’antenna
e andavo
nessuno rideva
“Il mondo
non gioca più”
dicevo
in quel momento
ecco una cosa
tutta rotta
un vaso pareva
cadeva lento
come la carta
scappa fuori
Pasolini
col volto di un
tenero germoglio
d’insalata
“È una maschera”
dicevo
mi prende e
mi fa “vieni
andiamo
da Feltrinelli
tutti ci vestiamo
così e non siamo
scontenti
è una moda”
“Dai a Como
ti ridono dietro”
“Chi se ne frega
la poesia
si vende come
l’insalata
più è bacata
più il mercato
è misterioso
il chiasso
è un mero
rifugio
dei letterati”.
Dopo è volato via
e io casco nel lago
nuoto
e non so nuotare
mangio le trote
vive
credo in Dio
Gesù con la cravatta
in dogana
smercia medaglie
ai finanzieri
tutti comprano
l’orologio svizzero
che diventa veleno
e muoiono
all’istante
col pieno
che si mette
a bollire
nelle macchine
una mattina
felice
varia
il cuore suona
come se per ridere
bastasse scordare,
rompere,
sognare
la vita non c’è più
la terra è cantilena
è acqua
è spazio
tutto così dissolto
ogni cosa è più chiara
nulla siamo
e perciò moriamo:
meglio nascere
margherita
le dita bianche
la bolla gialla
al posto dell’ombelico
meglio nascere
pesce
o sandalo
che si mette
meglio essere poeta
che non vede
non crede
è tutto fuori di lui
un sensitivo
uno che mangia
lo spaghetto al burro
il pesce lesso
l’uovo appena cotto
uno spirituale
con una morale
per gamba
la vita difficile
i comunisti lo ignorano
i d.c. non lo proteggono
in mezzo ai preti
e commissari
e ipocrisie
e miseri salari
io faccio il professore
mi sistemo alla Cumacini
ho sessanta faccioni
di Como
eleganti e nutriti
sessanta prevostini
educati nei seminari
il preside perugino
meno male
i colleghi
di tutti i ranghi
il panino alle 10 e un quarto
il marito toscano
sortito male
un disinamorato
peccato
almeno il matrimonio
poteva essere
meno demonio
io sono così donna
anni 30
emiliana
razza tenace
mio padre
un tipo unico
sociale e misantropo
il poeta degli orti
dove adesso Bologna
è più grande
tutto oggi è così grande
solo il cuore piccolo diventa
e stare solo
come un cane
a scopare le immondizie
dei ricordi
con le gambe divaricate
la coda offerente
io sono a Como
come un arbusto
col tempo cattivo
mi sbatto
ma ci vivo
sarà duro rompermi
del tutto.

Marisa Zoni

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