Il “ruolo”: la tua identità lavorativa o la tua maschera?

Il “ruolo”: la tua identità lavorativa o la tua maschera?



È un po’ di tempo che voglio scrivere un post sul concetto di ruolo, in particolare sul concetto di ruolo nel mondo del lavoro.

Prima di tutto, iniziamo con la definizione del Dizionario:

ruolo

[ruò-lo] s.m.
  • 1 Funzione di un attore all’interno di una compagnia; carattere, tipo di personaggio rappresentato: r. di capocomicor. di Arlecchino; parte sostenuta in una rappresentazione teatrale, in un film ecc.: r. drammatico, brillante; nel l. sport., funzione di un giocatore all’interno della squadra:giocare nel r. di libero
  • 2 estens. Funzione di qlcu. in un determinato ambito, influenza esercitata: avere un r. decisivo, di primo piano; comportamento che una persona assume all’interno di un gruppo o di un sistema sociale: sentirsi inadeguati al proprio ruolo.

Mi colpiscono le frasi “tipo di personaggio rappresentato” e “funzione di qualcuno in un determinato ambito“.

Quando si interpreta un ruolo, infatti, si sta interpretando un personaggio, una parte, una funzione. Appoggiamoci all’esempio dell’attore per capire meglio. Sotto la maschera dell’attore (ed il ruolo che interpreta) esiste una persona, un essere umano.

Spesso questa ovvietà viene dimenticata. Ho incontrato persone che difficilmente escono dal proprio ruolo e che continuamente si mostrano solo tramite il senso di appartenenza a  qualcosa, in genere ad un’azienda, un lavoro o un’entità “altra” alla quale fanno riferimento in termini di esistenza.

“Sono 25 anni che sono in Inail, in pratica sono l’Inail”.

Una frase di questo calibro potrebbe leggersi come una battuta ironica (vuole esserlo, probabilmente). Ma, se fosse seria, smaschererebbe una verità palese e potrebbe essere tradotta così: “io sono solo perchè c’è Inail”, “io esisto solo perchè sono un lavoratore (programatore, installatore, imbianchino, manager, direttore) di Inail”!

Pensate alla domanda fatidica che vi pone l’estraneo quando vi approccia la prima volta:

“e tu di cosa ti occupi?”

Anche in questo caso, la lingua smaschera un sentito comune. Il “cosa sei” passa per il “cosa fai”. Questo è uno dei motivi per cui senza lavoro ci sembra di non avere un’identità (oltre che uno stipendio che ci fa campare, ma ora non sto parlando di questo).

Riprendiamo l’esempio dell’attore che per lavoro DEVE interpretare un ruolo (come tutti, d’altronde). Se rimanesse legato e vincolato alla sua ultima interpretazione – Batman – come sarebbe visto dal mondo?

Ve lo immaginate un uomo col mantello vestito di nero che gira per la città?

A “di cosa ti occupi?”

B “io sono il difensore di Gotam City”

A “aaah…”

Vi farebbere ridere la cosa? Non pensereste che sia completamente fuori di senno?

E allora chiedo all’attore che interpreta Batman e a quello che interpreta un qualsiasi altro ruolo lavorativo: sei sicuro di toglierti i panni della tua recita la sera? Cosa c’è sotto la tua maschera, sotto l’apparenza, sotto quello di cui “ti occupi”?

Il discorso dei ruoli non è così semplice e non sono sicura di essere riuscita a sviscerarlo.

Diciamo  che questo è un breve cenno e che ci tornerò su, ma intanto io stravolgerei la frase e partirei – come sempre – dalle parole:

che ne dite di sostituire il “di cosa ti occupi” con un “ chi sei tu” ?