Il mestiere di scrivere

Il mestiere di scrivere


Si può vivere di scrittura? A questa domanda, che da sempre si fanno aspiranti scrittori e poeti, si può dare oggi una risposta diversa.

Tutti quanti ci dicono che siamo nell’era della comunicazione, eppure non è mai apparso più difficile lavorare nella cosiddetta – passatemi il termine – industria culturale. Questa contraddizione dipende in gran parte dalla mancanza di un rapporto chiaro e lineare tra le università ed il mondo del lavoro. Accade così che i neolaureati in Lettere, Filosofia, Scienze della Comunicazione o altro si ritrovino con un bel diploma e zero prospettive. Le prospettive, invece, esistono eccome, basta saperle conoscere e riconoscere. Prima di proseguire lungo questo sentiero, però, facciamo un salto indietro e analizziamo il significato della frase “scrivere per lavorare”.

Il ritratto dello scrittore

Quando pensiamo a chi scrive per mestiere ci vengono subito in mente due stereotipi, quello dello scrittore bohémien e quello dello scrittore di successo:

  • lo scrittore bohémien è povero, vive in una cameretta  in affitto, in cui contrae ogni forma di malattia legata al freddo, agli stenti o all’umidità. Lo scrittore bohémien non ha denaro, scrive per passione, spera di sfondare, ha il talento del genio ma non gli appoggi giusti nel mondo dell’editoria. Quando non scrive, lo scrittore bohémien frequenta altri artisti dissipati come lui, consuma alcol, droghe ed è dedito all’amore libero, dal quale trae ispirazione e linfa vitale per la sua scrittura;
  • lo scrittore affermato, che ha già raggiunto il successo, ha una fitta rete  di conoscenze, scrive sui giornali più famosi, frequenta le feste più esclusive con le persone che contano. Ha soldi, ma può decidere di ostentare o no la sua ricchezza. Invidiato dallo scrittore bohémien, viene da lui vituperato nel goffo tentativo di nascondere l’ammirazione. Lo scrittore affermato lo sa e lo tollera con bonaria comprensione, perché anche lui, in un tempo lontano, è stato bohémien.

Nonostante il loro fascino, lo scrittore bohémien e lo scrittore di successo sono due figure fasulle, pienamente corrispondenti ad un’immagine stereotipata dell’arte e della creatività. Eppure, questi due “personaggi” (ha senso chiamarli così) popolano la nostra letteratura ed il nostro immaginario e siamo talmente abituati a sentirne la presenza da considerarli realmente esistenti.

Alberto Moravia e l’orario ministeriale

Quando il mio lavoro consisteva nel passare lunghe ore in biblioteca a scrivere (ero dottoranda di ricerca), amavo pensare che il mio fosse l’orario di un impiegato ministeriale. Sebbene non avessi alcuna fretta di arrivare presto in biblioteca, e potessi in teoria studiare anche la notte o la domenica, cercavo di darmi una regola e di rispettare un orario d’ufficio. In quel modo, riuscivo a non disperdere energie e a lavorare con maggiore concentrazione.

Pensavo di essere esagerata o pazza, poi un giorno lessi in un libro di Dacia Maraini che anche Moravia aveva quest’abitudine: ogni giorno sedeva alla sua scrivania fino ad un’ora prestabilita e scriveva i suoi capolavori.

Com’era possibile che l’arte pura scaturisse da un impegno costante e da un’organizzazione del tempo schematica, quasi ottusa?

Probabilmente ogni artista ha i suoi ritmi, ma io sono convinta la scrittura e l’ispirazione per scrivere siano legate all’esercizio, al rigore, all’applicazione ed alla costanza. Di conseguenza, sebbene esistano certamente scrittori che si lasciano andare alla creazione febbrile e scomposta, credo che in fondo il “mestiere di scrivere” sia un come tutti gli altri lavori, e richieda metodo e una buona disciplina.

La scrittura può essere un lavoro?

Scoprire che i grandi scrittori consideravano la scrittura creativa come un lavoro “normale” permette a noi di ridimensionare il mito del “mestiere di scrivere”, e non per dileggiarlo ma per riappropriarcene. Se la scrittura viene ricondotta alla sua essenzialità, può diventare una possibilità di vita, può diventare un mestiere. Certo, non saremo tutti Moravia, non tutti scriveremo romanzi d’autore, ma scrivere non significa solo pubblicare libri di successo.

Nell’attuale mondo del lavoro c’è bisogno di “scrittori”, ovvero di persone che sappiano scrivere e che siano qualificate per farlo, persone che riescano a tradurre in parole chiare e comprensibili ciò che altre persone vogliono comunicare. Nel mondo del lavoro, la comunicazione ha un grande valore, ma sono pochi i professionisti che sanno comunicare efficacemente usando la scrittura. Servono, perciò, dei “professionisti della scrittura”.

Quale lavoro per chi sa scrivere?

Tra i lavori che richiedono l’uso sapiente della scrittura ne ho scelti. Come noterete, sono quasi tutti legati al web, perché è su internet che stanno nascendo le opportunità di lavoro più interessanti per gli umanisti del nuovo millennio:

  • Blogger. Un tempo avere un blog era un hobby, oggi può diventare un lavoro. Le aziende più aggiornate e moderne lo hanno già capito, le altre ci arriveranno presto: i consumatori li “acchiappi” se ti metti sul loro stesso piano ed annulli le distanze, se comunichi con loro come se fossero amici tuoi. Ecco perché le aziende più aggiornate e moderne hanno un blog aziendale nel quale si mettono a nudo e mostrano al mondo esterno come sono le cose al loro interno. Ovviamente, scrivere un blog è un’attività che richiede tempo e perizia, un’attività che può essere affidata ad un professionista della scrittura che conosca le dinamiche aziendali, le interpreti e le trasformi in un blog;
  • Web-writer. Vi è mai capitato di navigare su un sito e di non capire cosa c’è scritto? Ecco, in quel caso il sito non è stato curato da un professionista della scrittura sul web: il web-writer. Il web-writer sa scrivere testi per siti web rispettando i canoni e le regole della navigazione su internet. Conosce la lunghezza ottimale di un testo, sa come formattarlo per rendere la lettura sullo schermo meno faticosa per gli occhi, sa come creare collegamenti ipertestuali (link) tra un testo e l’altro. Sembra facile, ma in realtà fare bene questo lavoro significa avere competenze di linguistica, architettura dell’informazione e comunicazione;
  • SEO. Il Seo è l’insieme delle attività per aiutare un sito web a posizionarsi bene all’interno di Google. Più il sito è in alto, più verrà letto, perché quando facciamo una ricerca siamo portati a cliccare sui primi siti che Google ci mostra.  La figura dell’esperto Seo (detto anche Seo-man, o semplicemente Seo) è un ibrido tra un tecnico ed un umanista: senza competenze tecniche di base (ad esempio del linguaggio HTML) non si può fare Seo, così come non si può lavorare bene senza una formazione umanistica adeguata;
  • Copywriter e business-writer. Ecco due figure ancora legate al vecchio modo di fare comunicazione: il copywriter è colui che scrive testi per la pubblicità (da quella per la tv a quella sui giornali), il business-writer scrive testi per la comunicazione interna di un’azienda (report, bilanci, lettere ufficiali…). Oggi queste due figure sono in crisi, ma nulla vieta che qualcuno sia più fortunato di altri e trovi lavoro in un’agenzia di comunicazione tradizionale. Va detto, però, che le agenzie tradizionali stanno attuando dei tagli sostanziosi sul loro personale, costringendo molte volte i loro copy ad aprire una partita Iva fasulla!

 

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