Vi racconto il mio viaggio in Sicilia

Vi racconto il mio viaggio in Sicilia


Premessa

“Da quanti anni volevi andare in Sicilia?” mi chiede qualcuno. O forse sono io che lo chiedo a me stessa. Tanti, rispondo. E perché non l’hai mai fatto finora? Perché la Sicilia è in Italia, dico io, e uno quando viaggia vuole sempre scapparsene all’estero, o sembra di non essere mai partiti. Oppure perché lì fa troppo caldo, allora tanto vale che me ne vado in Andalusia. E poi come ci arrivo, in Sicilia? Con la Salerno-Reggio Calabria? Così arrivo dopo tre giorni.
Poi arriva la Crisi, che per fortuna mi prende solo di striscio, ma sapete che c’è? Con tutta questa Crisi a me non va di scialacquare, meglio una vacanza senza allontanarsi troppo, meglio un umile giro italiano, con tenda e sacco a pelo. Allora la Sicilia comincia ad apparirmi un’opportunità concreta, una meta possibile. Ma non ne sono ancora pienamente convinta.
A convincermi ci pensa Ennio Flaiano, il mirabile scrittore italiano di cui nessuno si ricorda, e che pure ha prodotto alcune delle pagine più belle della letteratura italiana del Novecento. Ebbene, Flaiano nel suo Diario Notturno annota:

 

Lettura di Viaggio in Sicilia di Bernard Berenson: nel ’53, sessantacinque anni dopo il suo primo viaggio in sicilia, Berenson torna in sicilia e tiene un diario: lo stile felice della saggezza e dell’età fanno di questo rapporto un modello di fedeltà ai propri interessi spirituali e un saggio di incantevole melanconia letteraria. È il primo libro che mi abbia fatto desiderare una partenza nel cuore della notte, per ricalcare quel viaggio nei particolari.

 

Ecco quale impressione aveva fatto il diario di viaggio di Berenson sul prudente Flaiano, che più di una volta – per la verità – aveva confessato di non amare affatto il viaggio. Immaginate quindi quale effetto esercitasse su di me – che invece viaggio per passione – un richiamo alla partenza di tale sconvolgente portata.

Immediatamente, ho capito che sarebbe stata la Sicilia la mia meta per le ferie estive. E che avrei fatto quello che Flaiano aveva desiderato con tanto ardore: ripercorrere le orme di Berenson.


Ho comprato su Amazon il libro e l’ho portato con me in Trinacria. Due settimane con Bernard Berenson. E con il mio compagno, ovviamente.

 

Traghetto per la Sicilia

L’obiettivo del mio viaggio in Sicilia

Solitamente affronto un viaggio con una preparazione spirituale che prevede la lettura di romanzi o poesie e la visione di film ambientati nel posto in cui mi recherò.

Questa volta, invece, ho rimandato la lettura di Berenson per gustarmi il libro solo arrivata a destinazione. L’obiettivo era quello di recarmi negli stessi posti visti da lui, leggere le sue pagine e cercare di sovrapporre le mie impressioni alle sue, amplificando in questo modo la mia esperienza e le mie emozioni.
Ma chi era Berenson e cosa ci faceva in Sicilia? Bernard Berenson era un critico d’arte, ottantottenne all’epoca del suo viaggio. Il suo itinerario cominciò da Messina il 19 maggio 1953 e terminò a Palermo il 16 giugno dello stesso anno.

Io invece sono arrivata a Palermo il 13 luglio del 2013 e sono ripartita dallo stesso porto due settimane dopo, il 27 luglio. Quindici giorni contro un mese, ma dalla mia parte l’età più giovane, gambe più forti e l’essere nata nell’epoca degli spostamenti rapidi.

Come anticipato nel post scritto prima di partire, rispetto a Berenson ho fatto il giro contrario, in senso antiorario. Questo non mi ha impedito, per fortuna, di toccare buona parte delle sue tappe.

Quello che segue è il mio itinerario di viaggio, accompagnato dalle parole di Berenson e dalle foto scattate con la mia umile fotocamera bridge della Canon e, in alcuni casi, del mio vecchio cellulare.

Da Palermo a Trapani

La prima cosa che abbiamo fatto una volta scesi dal traghetto è stato assaggiare la granita. Erano le sette del mattino, eravamo pressoché soli e c’era pace. Saliti in macchina, ci siamo diretti a San Vito Lo Capo e, da lì, a Trapani.

Siamo rimasti tre giorni a Trapani ed abbiamo visitato Favignana, la Riserva dello Zingaro ed Erice. Anche Berenson volle vedere Erice:

Poi siamo saliti ad Erice, l’Erix virgiliana di Enea, per una strada che, se non dà il capogiro, offre a chi la percorre in automobile stupende vedute del montuoso e frastagliato litorale. (Bernard Berenson)

La costa occidentale della Sicilia vista da Erice

 

Un piccolo aneddoto: passeggiando per Trapani, resto colpita dai tanti negozi di occhiali e lenti a contatto nel Centro storico. Ecco, può sembrare incredibile, ma Berenson ebbe la mia stessa impressione e scrisse:

Passeggiando per i quartieri del centro, vedemmo un numero piuttosto cospicuo di botteghe d’ottico.

Da Trapani ad Agrigento

Nel tragitto da Trapani ad Agrigento ci fermiamo al sito archeologico di Segesta.

Meravigliosa gita a Segesta, ieri nel pomeriggio. La prima apparizione del tempio si ha dalla strada maestra, ed è molto romantica per la solitudine in cui esso è immerso. (Bernard Berenson)

E poi Berenson continua così:

Tuttavia, da quel punto [il tempio] appare troppo piccolo per influenzare con l’ordine della sua struttura architettonica il paesaggio circostante, come invece accade quando si è vicini. Nell’insieme l’opera produce una potente impressione, che afferma il raziocinio e l’intelligenza chiarificatrice dell’uomo tra le forme confuse, l’indifferenza e l’anarchia della natura.

Segesta - una tappa del viaggio in Sicilia

Da Segesta ad Agrigento il viaggio è lungo: ci fermiamo ad ammirare la scala dei turchi. Sulla scala dei turchi Berenson non ha scritto nulla, ma per fortuna la mia amica Federica sì (una splendida poesia).

Finalmente è la volta di Agrigento, con la maestosa Valle dei templi.
Lascio la parola a Berenson, che scrive:

L’altra sera, quando fummo in vista dei templi di Akragas, il sole era al tramonto, trasfigurando le colonne di quelle strutture semplici ma armoniosamente proporzionate, come se emanassero una interna luminosità della pietra. In nessun luogo della stessa Grecia, se non al Partenone, si riesce ad avere una simile evocazione del mondo ellenico.

Valle dei templi Agrigento

Da Agrigento a Ragusa

Dopo alcuni giorni passati ad esplorare Agrigento e i suoi dintorni, è la volta di Ragusa, dove ci emozioniamo per la maestosità del barocco siciliano.

Proseguendo verso Vittoria, siamo passati anche da modica e da Ragusa Ibla, cittadine che salgono da profondi valloni alla vetta di un colle e sono coronate, lassù, da magnifiche cattedrali. (Berenson)

Ragusa Ibla è il centro storico più affascinante, ma anche Modica sa il fatto suo. Ecco come la ricordò Berenson:

Visitai Modica anche nel 1908 (…). Carlo Di Rudinì aveva avvertito della nostra visita un gruppo di suoi influenti elettori che ci accolsero con la più schietta cordialità e insistettero, durante l’attesa di un grandioso pranzo, per offrirci l’assaggio dei loro migliori vini.

Modica - Sicilia

Da Ragusa a Siracusa

Per me non è la prima volta a Siracusa, ci sono già stata dieci anni fa.

Tramonto a Siracusa

Rivederla è una grandissima emozione, la trovo ancora più bella di come l’avessi lasciata. Per Berenson, invece, rivederla nel 1953 dopo quasi 70 anni fu uno shock:

Com’è diversa l’attuale Siracusa da quella che conobbi nel 1888! La città era allora tutta confinata nell’isoletta di Ortigia. e sulla riva continentale, per così dire, esisteva solo la stazione ferroviaria. Di là si raggiungeva in sgangherate carrozzelle la vecchia Siracusa, passando sopra un ponte turrito e ornato dallo stemma di Carlo V. Con gli anni, una vasta città moderna è sorta sulle due sponde dello specchio d’acqua ora attraversato da un ponte così largo che percorrendolo appare come un tratto di strada; è così il carattere d’insularità è distrutto insieme al senso di compatta unità che ne derivava.

Immutati (a parte la novità della notturna illuminazione al neon) sono il lungomare e le deliziose terrazze che portano alla fonte di Aretusa piena di papiri, per me sempre congiunta con l’evocativa poesia di Shelley, il cui canto s’inizia con i versi indimenticabili: Arethusa arose/from her couch of snows/in the Acroceraunian mountains.

Da Siracusa Noto dista appena un’ora di macchina.

Nel venire qui da Siracusa, abbiamo attraversato Noto con le sue larghe vie, le ricche chiese e i sontuosi palazzi dai balconi racchiusi entro grate di ferro battuto. (Berenson)

A Catania e sull’Etna

L’ultima tappa del nostro viaggio è Catania, città scura di lava, caotica e di grande fascino. Impossibile resistere al richiamo dell’Etna, a cui dedichiamo un’escursione con una guida fino al cratere attivo. Berenson, che con i suoi quasi novant’anni non poté certo scalare la montagna, si abbandonò ai ricordi di gioventù:

I morbidi pendii dell’Etna impediscono di avvertire quanto sia alto. Ma io ebbi modo, in particolari circostanze, di averne diretta esperienza. Nei primi giorni di dicembre del 1988 venivo dal Pireo sopra un piccolo piroscafo mercantile, che doveva lasciarmi a Messina. Il mare ci castigò con una delle sue  più folli burrasche, calmandosi poi, mentre ci avvicinavamo alla Sicilia. Salito in coperta, guardai il firmamento cristallino e vidi una barca curva seguirlo fino a un punto che mi sembrò lo zenit. allora chiesi che fosse mai quello che gli occhi scoprivano. mi fu risposto: ‘è l’elevazione dell’Etna che s’inarca per adattarsi alla curva del cielo’. illusione? Realtà? Posso solo dire che non ho mai più dimenticato quella visione straordinaria.

Etna

Verso casa

Giunge per noi il momento di tornare a casa. Da Palermo, saliamo sul traghetto che ci porterà a Napoli e, da lì, a Roma. Mi sento diversa, arricchita, piena di immagini, pensieri e sentimenti. Uno di questi è la malinconia, che ritrovo anche nelle parole di Bernard Berenson quando scrive:

Questo è l’ultimo giorno del mio viaggio… E sono stato colto da tristezza al pensiero di lasciare così grandiosa e impareggiabile bellezza. Se soltanto uno potesse impadronirsene e serbarla entro di sé, sarebbe un dio.

 

Viaggio in Sicilia, estate 2013.

Citazioni tratte da Bernard Berenson, Viaggio in Sicilia, Milano, SE, 2011 (prima edizione  1955).

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