i giochi di ruolo e la comunicazione analogica

i giochi di ruolo e la comunicazione analogica


Ieri abbiamo giocato insieme ad amici a un gioco di ruolo, Bang. Sette personaggi: tre fuori legge, un rinnegato, uno sceriffo, un vice-sceriffo: la solita saga nerd dei cattivi contro i buoni.
Si gioca (e dunque si comunica) con le carte. Se spari allo sceriffo tutti penseranno tu sia cattivo. Se non gli spari, tutti penseranno che tu sia buono ma in realtà potresti anche essere il rinnegato che, prima di raggiungere il suo scopo (ammazzare tutti), sta astutamente fingendosi fuorilegge. Ebbene, non è facile capirsi in questo tipo di comunicazione definita “analogica” e che lascia ampi spazi all’interpretazione personale. Tradurre materiale analogico implica l’introduzione di funzioni di verità logiche: non uccido lo sceriffo quindi sono buono oppure lo uccido e sono cattivo.
Il non essere qualcosa devi dimostrarlo non facendo qualcosa.
Ah, ovviamente devi sperare che gli altri giocatori sappiano osservare altrimenti parli da solo. Ma questo vale sempre! 😊
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