Elogio della lentezza nella lettura


Ok, ho ricominciato a leggere, ma il tempo per farlo è poco. Si riduce, a volte, a dieci minuti prima della mezzanotte. Mentre scrivo questo post, spreco un’occasione preziosa: avrei potuto leggere cinque minuti.
Tuttavia non lo faccio perché ho bisogno di dirvi una cosa.
Questo modo di leggere a singhiozzi mi sta regalando un’opportunità: leggere in maniera lenta.
E sì che io i libri me li divoravo.
Ne ho letti a centinaia. Una notte ho scelto di non dormire e ho finito due romanzi interi. Erano altri tempi, erano le vacanze scolastiche, oggi non potrei. Ma a leggere velocemente, quello ho continuato a farlo.
Fino all’anno scorso.
Fino a quando l’arrivo in famiglia di un bambino ha risucchiato tutto il mio tempo libero e mi ha obbligato a leggere a singhiozzi: cinque minuti oggi, dieci la prossima settimana.
Ma, dicevo, è anche un’opportunità. I romanzi letti in due, tre mesi mi restano dentro, si asciugano e si imprimono in modo indelebile, prendono vita e quasi sono autonomi rispetto al mio fare quotidiano. Lascio il libro lì, sul comodino, e mentre io esco, lavoro, mi lavo, dormo, amo, vivo insomma, pure loro vivono le loro storie.
Poi li riprendo in mano e ritrovo tutti i personaggi più forti di prima, ho avuto il tempo di assimilarli, li conosco per davvero, non li scorderò mai più.
Anche questo è leggere con lentezza.