Come scrivere una tesi di laurea


Eccola qua, la domanda delle domande, quella a cui tutti gli studenti universitari – prima o poi- arrivano: come si scrive una tesi di laurea? Sì, perché forse avete affrontato decine di esami, avete partecipato a laboratori, avete macinato libri su libri, ma quante volte vi siete davvero confrontati con la scrittura? Forse troppo poche.

E se anche il vostro curriculum universitario fosse stato puntellato da tesine ed elaborati scritti, potreste dire di essere pronti a scrivere la tesi di laurea?

La verità ve la svelo io:

Tweet: Non sei davvero pronto a scrivere una #tesidilaurea finché non inizi a scriverla davvero.

Spiegare in modo esaustivo come si scrive una tesi di laurea significa trattare molti argomenti. Su questo sito lo abbiamo fatto in diversi post dedicati a singoli aspetti della preparazione di una tesi (bibliografia, indice, ringraziamenti). Alla fine del post troverete i link da seguire per leggere le guide pratiche con esempi dedicate alla tesi di laurea. Prima di passare alla parte pratica, però, credo sia utile spiegare cosa implica in via generale scrivere una tesi e di quali strumenti avrete bisogno per farlo al meglio.

Questione di metodo

L’attività scientifica vive di momenti di intuizione, di riflessione e anche – perché no – di ozio creativo.

Ma alla base di tutto c’è sempre e solo una cosa: il metodo. Portare a termine un lavoro di studio (ma vale lo stesso per progetti lavorativi e per alcuni progetti di vita) significa scegliere un metodo e rispettarlo fino in fondo.

Se volete evitare di girare a vuoto, scegliete il vostro metodo e siate fedeli ad esso.

Durante la scrittura della vostra tesi di laurea – inutile negarlo – vivrete momenti di sconforto e assaporerete l’amara sensazione della paura del fallimento.

Ma state tranquilli: ci passano tutti, anche gli studenti più brillanti. Se seguirete un vostro metodo di studio e di scrittura, però, riuscirete ad arrivare alla meta anche se durante il percorso avrete qualche volta la sensazione di esservi impantanati.

Cosa significa tesi

Prima di iniziare, voglio fare chiarezza su un aspetto che viene preso spesso sotto gamba: il significato della parola TESI.

Parto dal lemma “tesi” pescato dal Dizionario Treccani:

Proposizione di argomento filosofico, teologico, scientifico, o attinente a un problema di critica letteraria o artistica, che si enuncia e si discute per dimostrarne la verità contro altre proposizioni contrarie

La parola “tesi” significa argomentazione a favore di una teoria. Questo significa che ogni tesi, per quanto semplice o breve, deve apportare un piccolo contributo alla ricerca scientifica, fornendo maggiori evidenze ad una teoria già nota oppure, nei casi più complessi (ad esempio le tesi di dottorato), proponendo essa stessa una teoria.

Scrivendo una tesi diventate autori.

Non significa che dobbiate usare le pagine del vostro elaborato per ergervi su un piedistallo e declamare le vostre convinzioni.

Non significa nemmeno che dobbiate limitarvi ad enunciare il vostro postulato.

Significa che dovete partire da un’idea (una vostra “ipotesi”) e studiarla a fondo per arrivare ad una conclusione. Nella tesi, farete emergere le prove raccolte utilizzando un’argomentazione logico-razionale in forma scritta.

Fingetevi scienziati e immaginate che la tesi sia il racconto del vostro esperimento: cosa pensate che interessi di più ai lettori, sapere che i topi in gabbia sono vivi o capire perché sono ancora vivi?

Scegliere l’argomento

Cambiano gli ordinamenti, cambiano le regole per laurearsi, le procedure variano da Facoltà a Facoltà, ma qualunque sia il vostro curriculum di studi ci sarà sempre un compito a cui non potrete sottrarvi: la scelta dell’argomento della tesi.

Scegliere l’argomento significa scegliere il tema che dovrete approfondire nella vostra tesi di laurea, e nella maggior parte dei casi significa anche bussare alla porta di un professore invece che a quella di un altro. La tesi si svolge infatti sotto l’ala protettrice di un relatore, ovvero un professore che vi aiuterà (almeno in teoria) a compiere gli studi che vi consentiranno di scrivere un elaborato finale. Per questo motivo, il tema scelto va a braccetto con la cattedra in cui si insegna la materia più affine al tema stesso.

Faccio un esempio: se avete intenzione di dedicare la tesi ad uno sconosciuto scrittore del Trecento, dovrete rivolgervi al professore di letteratura italiana.

Attenzione: se non avete idea del tema che vorrete trattare ma avete a cuore una particolare materia o un particolare docente, potete anche fare il procedimento inverso: chiedere al relatore di accogliervi come suo alunno e di proporvi un tema. In questo caso sarà il docente a suggerirvi un campo di ricerca e ad indirizzarvi.

Infine, non offendetevi se il professore non approva la vostra idea per la tesi: può darsi che voglia evitare di farvi affrontare argomenti troppo complessi e impossibili da trattare in pochi mesi di lavoro, oppure che non si senta in grado di darvi supporto su quel particolare tema. Nessun professore è onnisciente e potrebbero esserci tematiche in cui non è a suo agio, oppure grazie alla sua esperienza potrebbe capire in anticipo che il campo in cui volete addentrarvi cela delle insidie.

Ascoltate le sue motivazioni in maniera costruttiva, senza impuntarvi o prenderla sul personale e chiedetegli un’alternativa.

Leggere, leggere, leggere (e schedare)

Finalmente avete un argomento, un’ipotesi di partenza, un nucleo di idee che dovrete sviluppare nel corso dei vostri studi.

Terrore puro… E ora che si fa?

L’errore di molti studenti alle prese con la tesi è quello di credere che si debba iniziare a scrivere il prima possibile.

In realtà la scrittura riguarda solo la fase conclusiva della creazione della tesi.

In fondo come si fa a scrivere di qualcosa che non si conosce ancora? Il primo obiettivo è quello di padroneggiare l’argomento scelto, in un secondo momento (o in parallelo) potrete organizzare la parte che vi vedrà protagonisti. Alcune tesi, infatti, prevedono anche una parte sperimentale, da condurre con diverse metodologie a seconda della materia scelta. Sociologi e psicologi potrebbero ad esempio dover somministrare un questionario ad un campione, i medici potrebbero aver bisogno di assistere a particolari metodologie chirurgiche o di svolgere il tirocinio in un reparto, i letterati potrebbero andare alla ricerca di manoscritti inediti in archivi dimenticati. Pensate che c’è chi, per scrivere la tesi, partecipa a progetti lavorativi come stagista in un’azienda, unendo così l’attività di studio a quella pratica nel mondo del lavoro!

Ma anche se la vostra tesi fosse solo compilativa, il vostro contributo originale sarebbe quello di organizzare tutto il materiale bibliografico raccolto e dargli un senso compiuto.

Non mi soffermerò qui sull’organizzazione dell’attività sperimentale, perché ogni campo scientifico ed ogni materia ha le sue regole e le sue metodologie, inoltre molto spesso è il docente ad indirizzare queste attività, chiedendo ad esempio la partecipazione attiva a progetti di ricerca preesistenti.

Voglio invece parlare dell’attività di studio sul tema scelto. Per poter padroneggiare un argomento e per poter elaborare una tesi a partire da quella che per il momento è solo un’ipotesi embrionale, c’è bisogno di conoscere i contributi degli altri scienziati su quell’argomento.

E se se avete scelto un tema del tutto inesplorato su cui non esistono altri studi? Anche in questo caso c’è bisogno di approfondire almeno il contesto scientifico in cui si colloca. Se sto studiando dal punto di vista sociologico un fenomeno nuovo come l’immigrazione siriana in Italia, un campo ancora vergine, forse non avrò a disposizione studi simili, ma dovrò almeno conoscere le teorie e le metodologie di altri sociologi sul tema dell’immigrazione in generale.

Schedare i libri

In passato, gli studiosi alle prese con le letture bibliografiche usavano degli schedari cartacei in cui catalogavano tutte le informazioni di base dei loro libri. In pratica usavano una cosa simile a questa:

Schedario per tesi di laurea vecchio stile

Ogni scheda conteneva pressapoco le stesse informazioni:

  • nota bibliografica: nome e cognome autore, titolo, anno di pubblicazione, città di pubblicazione, anno di pubblicazione.
  • piccolo abstract dei temi principali trattati dal libro

Il sistema della classificazione a schede era utile perché consentiva di ottenere i dati più importanti di un libro anche anni dopo averlo letto. Quando ha iniziato a diffondersi l’uso del pc. gli studiosi hanno continuato a catalogare i libri come avevano sempre fatto, ma utilizzando il formato digitale, che aveva il vantaggio di essere replicabile ovunque grazie ad un supporto (floppy, cd rom e poi USB) e di non occupare spazio fisico.

La rivoluzione è arrivata con la diffusione di internet, che ha reso disponibili online molte informazioni e che ha salvato gli studiosi dall’ansia di non ricordare con esattezza il titolo di un libro o l’anno di pubblicazione.

Credo però che schedare i libri sia ancora necessario. personalmente ho usato sia il pc sia – pensate un po’ – dei normali quaderni di carta, su cui non mi sono limitata alle informazioni essenziali del libro, ma ho schematizzato centinaia di libri.

Perché mi è servito? Ve lo spiego subito:

  • una volta passata alla fase di scrittura vera e propria, potevo risalire alle informazioni contenute nei libri letti senza tornare in biblioteca a chiedere in prestito il libro
  • per ogni passaggio importante mi sero segnata il numero di pagina esatto, perciò ho potuto compilare le note a pie’ di pagina in tempo reale e, anche in questo caso, senza dover riaprire il libro
  • schematizzando i libri li ho interiorizzati e capiti a fondo, per cui la fase di scrittura è stata scorrevole e abbastanza semplice. Ho impiegato 2 mesi a scrivere la tesi di laurea triennale (150 pagine), 4 mesi a scrivere la tesi di laurea specialistica (300 pagine) e 12 mesi a scrivere la tesi di dottorato (oltre 600 pagine).

 

Creare un indice (da correggere più volte)

Avevamo già parlato e spiegato come fare l’indice di una tesi di laurea. L’indice è l’ossatura del manoscritto, è la parte intorno alla quale costruire la tesi. Chi non ha mai scritto una tesi di laurea o anche solo un libro, potrebbe non comprendere l’importanza dell’indice. La prima obiezione potrebbe essere: “come faccio a scrivere l’indice se ancora non ho il contenuto?”. Legittimo pensarlo se non si è mai fatta esperienza di scrittura strutturata. Invece noterete scrivendo che l’indice serve proprio a tracciare delle linee guida: l’ossatura del vostro testo.

L’indice è la vostra mappa durante l’avventura della scrittura della tesi.

L’indice non deve legarvi o vincolarvi, ma supportarvi nella stesura del vostro testo.

Deve essere l’ossatura sulla quale costruire muscoli, sistema nervoso, organi e pelle.

Potrete modificare l’indice ogni volta che vi renderete conto di non aver considerato parti importanti dell’argomento trattato. L’indice è un filo rosso da seguire durante la scrittura.

Come si crea?

Molto dipende dal tipo di tesi che avete in programma di scrivere.

Una tesi storiografica seguirà probabilmente un criterio cronologico, anche se ogni tema sarà poi approfondito seguendo una cronologia assestante.

Una tesi di biologia spiegherà un fenomeno scientifico da più punti di vista: la classificazione, lo studio dell’habitat, lo studio delle componenti chimiche, l’osservazione nel tempo del fenomeno, le conclusioni.

Una tesi sperimentale in chimica potrebbe essere organizzata in base all’esperimento: descrizione degli strumenti, descrizione del protocollo sperimentale, analisi dei dati raccolti.

Per creare l’indice immaginate di avere in un contenitore tutti gli argomenti che potreste toccare nella tesi. Probabilmente (e se avete seguito le mie indicazioni) avete già letto molti testi sull’argomento e avete anche iniziato la fase sperimentale vera e propria (in caso di tesi sperimentale). Questo si traduce in una grande mole di dati e idee accumulate dal vostro cervello, ma anche in una sensazione di caos e confusione.

Ecco, prendete una ad una le vostre idee e separatele in base ad un criterio di catalogazione. Aiutatevi con carta e penna, immaginando di estrarre da un cassetto disordinato i singoli elementi e di ricollocarli sul foglio in una data posizione: in alto a destra gli elementi di tipo A, in alto a sinistra gli elementi di tipo B, in basso a sinistra gli elementi di tipo C e così via. Vi renderete conto che alcuni argomenti ne contengono altri: sono i macrotemi, probabilmente diventeranno i vostri capitoli. I microtemi invece saranno semplici paragrafi.

A questo punto pensate ad una scaletta che vi consenta di toccare tutti gli argomenti e mettetela nero su bianco utilizzando uno schema simile a questo:

Introduzione

Capitolo 1

Paragrafo 1.1

Paragrafo 1.2

Capitolo 2

Paragrafo 2.1.

paragrafo 2.2

Conclusioni

La dritta del secchione metodico

Se avete raccolto materiale scritto, appunti, volantini, immagini, libri, consiglio di creare per ogni capitolo una cartellina con tutto il materiale che userete durante la stesura. Andando avanti con la ricerca aggiungerete o modificherete il materiale, ma sarà molto utile (e rilassante per la vostra mente) avere già tutto diviso per argomento.

Scrivere seguendo l’indice

Grazie all’indice, riuscirete ad argomentare meglio il coacervo di idee che avete in mente. Il trucco sarà proprio seguire quell’indice e farvi guidare fino a trattare in maniera approfondita il contenuto del paragrafo a cui vi state dedicando.

È normale che in corso di stesura vengano nuove idee, perciò nulla impedisce di modificare l’indice se ci si rende conto che alcune idee iniziali non erano fondate o se si nota che un particolare argomento ha più importanza di quel che si credeva all’inizio.

Una volta iniziato il processo di scrittura, è probabile che abbiate bisogno più volte di consultare testi o dati già visti in precedenza. Altre volte, il vostro professore vi chiederà di tornare su dei passaggi per modificarli.

È normale insomma passare periodi in cui si scrive di meno e periodi in cui la tastiera sembra andare da sola. L’importante è non fermarsi mai e cercare di mantenere “calde” le dita buttando giù anche solo un paragrafo al giorno. In questo modo, quando tornerete alla fase più intensa di scrittura, non dovrete ripassare attraverso la sensazione di blocco provata all’inizio della vostra tesi.

Un aspetto organizzativo importante è quello di stabilire dei tempi: quando avrete capito qual è la media di pagine al giorno che riuscite a garantire, calcolate il numero dei giorni a disposizione per stabilire anche in modo orientativo quando terminerete il lavoro. Rispettate la tabella di marcia: vi aiuterà a non arrivare – come fanno in molti – a scrivere la tesi nei 3 giorni prima della consegna!

E sarà importante anche perché avrete bisogno di correggere: approfondite nel prossimo paragrafo!

Di correggere non si finisce mai

Quando si scrive, arriva prima o poi il momento di correggere. Personalmente amo molto la fase della correzione perché mi consente di ricavare una visione d’insieme del lavoro svolto. Per alcuni invece si tratta di un lavoro noioso e un po’ frustrante. Qualunque sia la vostra idea a riguardo, vi svelo una grande verità con cui prima o poi dovrete fare i conti: di correggere non si finisce mai e ogni volta che rileggerete la vostra tesi troverete nuovi errori.

Possiamo riassumere gli errori in due tipologie:

errori formali: errori di sintassi, grammaticali, piccoli refusi come ad esempio gli errori di battitura

errori sostanziali: concetti sbagliati o espressi in maniera errata, salti logici, errori nei dati e nelle informazioni riportate

Di norma, un bravo relatore legge e corregge la tesi insieme al suo allievo durante la scrittura. Il mio relatore, sempre molto attento e presente, correggeva un capitolo alla volta, perciò per me era più conveniente aspettare le sue annotazioni prima di passare al capitolo successivo. Se non siete altrettanto fortunati (o sfortunati, dipende dai punti di vista…), vi troverete a consegnare la tesi al relatore dopo averla scritta tutta. Consiglio comunque di fare delle revisioni intermedie, ad esempio alla fine di ogni capitolo, per non arrivare alla fine con errori macroscopici a cui sarebbe difficile rimediare.

Cosa dovete fare?

  • se possibile stampate il capitolo
  • leggete le pagine annotando a lato le correzioni
  • passate al file correggendo una alla volta le cose segnalate sui fogli di carta

Non correggete direttamente sul file, meglio leggere prima tutto.

(…to be continued…)

Quanto è lunga una tesi di laurea?

Dove si stampa la tesi di laurea?

Hai un dubbio? Chiedi al relatore!

Ricorda: è la TUA tesi, è il TUO momento

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