Come faccio senza Kobo?


Appena tornata dalle ferie, ricevo una notizia tremenda:

“Si è rotto ‪#‎Kobo‬!”
“Ma come?”
“Sì, ho aperto il bagagliaio ed è scivolato a terra. Tu lo avevi messo in pizzo in pizzo”

Con la mente sono già su Amazon e sto già cliccando su “acquista”.

Come faccio senza il Kobo?

È solo grazie al suo schermo retroilluminato se posso leggere di notte a luce spenta, senza dare fastidio agli altri membri della famiglia, nell’unica mezz’ora tutta mia, ovvero dalle ventitré e quindici alle ventitré e quarantacinque.
O Kobo o l’analfabetismo. O Kobo o la morte!
Poi però controllo e mi accorgo che si è trattato solo di un falso allarme. Kobo mio sta bene, quello che sembrava uno schermo fracassato era solo uno schermo sporco (frullato di banana? omogeneizzato al pollo? bava?).

Sono salva, le mie notti in bianco sono salve, le mie proprietà linguistiche non spariranno ancora del tutto. Non del tutto, ho detto.