Colloquio di selezione: definizione e riflessione linguistica

Colloquio di selezione: definizione e riflessione linguistica


Per comprendere cosa è il colloquio di lavoro, cerchiamo di capire la distinzione tra dialogo e colloquio.

Dal dizionario etimologico della lingua italiana Pianigiani:

dialogo: dal lat. diàlogus che, a sua volta, deriva dal gr. diàlogos, composto dalla particella dià fra e lògos discorso. Discorso alterno fra due o più persone, ma più specialmente componimento a discorsi alternati.

colloquio: dal lat. collòquium da collòqui composto dalla particella com = cum con e lòqui parlare. Il parlare di due o poche persone tra loro; ma oggi più specialmente riferiscesi a cosa di qualche momento.

I due termini potrebbero essere utilizzati in maniera equivalente anche se, più specificatamente, il dialogo ha a che fare con il discorso quindi con “il discorrere con la parola”, mentre il colloquio si riferisce proprio al “parlare con” quindi al parlare insieme di due o più persone, in un tempo chiuso e limitato.

Questa reciprocità tra le due parti aiuta a comprendere meglio la natura del colloquio, intesa proprio come scambio: verbale, non verbale ed emotivo.

Sembra proprio che in un colloquio la raccolta dei dati avvenga attraverso un processo di comunicazione – che è sempre verbale e non verbale.

Vi riporto poi – poiché mi piace molto – la definizione dei tre psicologi Lis, Venuti e De Zordo, i quali definiscono il colloquio:

un particolare tipo di strumento caratterizzato da uno scambio verbale in una situazione dinamica di interazione psichica che permetta lo svilupparsi di un processo di conoscenza. Per raggiungere tale obiettivo ci si basa sul consenso, tra conduttore e partecipante, a discutere, parlare, trattare insieme un tema o un argomento (Da Lis, Venuti, De Zordo 1991, Il colloquio come strumento psicologico, Firenze, Giunti).

“ci si basa sul consenso […] a discutere…”, dicono, che tradotto significa: io candidato do il consenso a te selezionatore di dare il via ad un processo di conoscenza mediante tutti gli strumenti che la comunicazione mette a nostra disposizione. Il candidato e il selezionatore sono d’accordo sullo scambio che in quell’ora, da quel che ci ha raccontato Simona nell’intervista, avrà luogo.

I due sanno e sono consapevoli di cosa più o meno avverrà in quello scambio. Per esempio che sarà il selezionatore a condurre la conversazione, che le tematiche di cui si parlerà saranno soprattutto lavorative o legate alla formazione del candidato, che la situazione nella quale agiscono può definirsi formale e che un abbigliamento consono è, più o meno, dato per scontato.

Van Dijk  direbbe che i due condividono e conoscono la Macrostruttura semantica ovvero l’unità d’azione nella quale agiscono. In altre parole, sanno agire in un colloquio come sanno agire in una qualsiasi altra situazione comunicativa tipo:  “prendere un treno”, “mangiare al ristorante”…

Chiaro?

No?

Provo a semplificare.

Ogni situazione sociale porta con sé una situazione comunicativa. “Mangiare in un ristorante” è una situazione comunicativa (così come lo è “fare un colloquio di lavoro”).

Ad un certo punto, al ristorante, un signore con la camicia bianca ed un grembiule verrà da me e mi dirà qualcosa di simile a questo:

Buonasera, vuole ordinare?

Facendolo, dimostrerà di dare per scontata la mia conoscenza di quella situazione sociale (e quindi comunicativa!) nella quale io e lui ci troviamo. Ed effettivamente io quella situazione la conosco bene, so che è il momento dell’ordinazione e che, rispondendo cosa voglio ordinare, avrò da mangiare. Dirò quindi qualcosa di simile a questo:

Sì, grazie, vorrei un’insalata mista ed una bistecca.

Tale risposta dimostra che io sto agendo in una situazione sociale a me nota. Dimostrerei il contrario – e forse mi prenderebbe per matta – qualora rispondessi:

Mi scusi signore a cosa si riferisce? cosa diavolo dovrei ordinare?

Ciò dimostrerebbe che io non ho riconosciuto quella situazione sociale e che quindi non so cosa comunicargli.

In un colloquio succede lo stesso. Il selezionatore ed il candidato siedono l’uno di fronte all’altro e mettono in atto una situazione comunicativa (forse meno nota del “mangiare in un ristorante”) che è proprio il colloquio di lavoro. Se non siete certi di conoscere questa situazione e temete di sbagliare, vi consiglio di leggere il post che meglio definisce cosa è un colloquio di lavoro.

In bocca al lupo!

 

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