Chi è Giada Sundas: l’intervista de ilvinoeleviole

Chi è Giada Sundas: l’intervista de ilvinoeleviole


Un anno fa e mi sembra passata una vita. Io e mia sorella, anche lei mamma da pochi mesi, siamo in pieno delirio da nuovo arrivo in famiglia. Condividere io e lei quello stress è un modo di esorcizzare il nervoso e di sentirci meno sole ed incapaci. Un giorno lei mi fa: “Conosci Giada Sundas?”. “No!”, ed è vero, perché nonostante io lavori sul web ho sempre poco tempo per esplorare e – anche quando lo faccio – ho sempre l’atteggiamento scettico e distaccato da “esperta”, mentre mia sorella si lascia contaminare con maggiore facilità.

“Devi leggere quello che scrive” prosegue mia sorella. “Fa ridere e poi descrive proprio bene quello che significa essere mamma”.

Seguendo il consiglio, cerco su facebook “Giada Sundas” e trovo una pagina molto seguita (parliamo di migliaia di condivisioni) con post brillanti e spiritosi scritti da una ragazza dagli occhi vivaci. Chi è questa Giada Sundas, inizio a chiedermi. Cerco sul web e non trovo assolutamente nulla, se non la sua pagina facebook. Come mai Giada Sundas esiste su facebook ma non altrove? Perché usa questo mezzo di comunicazione e non un altro, forse meno labile e fugace, come ad esempio un blog? Mi chiedo se la nostra differenza di età (lei è poco più che ventenne, io poco più che trentenne) marchi un abisso tra i nostri metodi di condivisione sul web: io, l’anziana, scrivo preoccupandomi di lasciare un segno; lei, la giovane, scrive senza curarsi della sua scia. Tipico degli anziani e tipico dei giovani, mi dico.

Poi scopro che Giada ha anche carisma, è brillante, ha una cultura pop inusuale per la sua età, e non se la tira. Come lo so? Si sente, e amo il suo essere un personaggio senza voler essere un personaggio. Come diciamo a Roma (forse anche in altre parti d’Italia?), se hai comportamenti bizzarri sei un “personaggio”, e il vero “personaggio” non lo fa solo per apparire diverso. Lui è.

Giada è, non appare.

Un giorno ho capito che quel potenziale presto si sarebbe espresso in qualche nuova dimensione, così ho voluto catturare un’istantanea di Giada nella sua forma attuale, ancora poco definita eppure già densa di significato. Augurandole di costruire tutto ciò che è nei suoi piani, ecco la mia intervista a Giada Sundas, o anche “di quella volta che mi sono tolta ogni curiosità riguardante la ragazza dagli occhi vivaci che scriveva su facebook”.

Ti va di presentarti? Chi è Giada Sundas?
Sono un giovane esemplare uteromunito di homo sapiens sapiens, a volte solo sapiens, altre solo homo. Due anni fa ho dato senso ai miei capezzoli e ho regalato al mondo la continuità della genetica Sundas, anche detta Mya, generata attraverso la combinazione del mio dna allo Zedda Piras e quello di un venusto croato. Il mio non è altro che un minuzioso e dettagliato piano per la riconquista dell’Istria.
La mia passione sono le parole, ma anche grattarmi l’occhio mi piace.
Dove stai andando e quando pensi che arriverai a destinazione?
Non sto andando, sto costruendo. Sto asfaltando questo sentiero terso per permettere a mia figlia di percorrerlo senza picchetti.
Quando ho lanciato i dadi, il gioco mi ha donato l’opportunità di tornare indietro, lei è nata ed ora stiamo ripercorrendo la strada insieme. Io un passo avanti, per scansare i sassi e uccidere i draghi.
Un giorno potrò sedermi a guardarla percorrere il suo sterrato, se avrò fatto un buon lavoro e sarà capace di affrontarlo, sarò arrivata a destinazione.
Ti abbiamo scovato su facebook grazie ai tuoi post brillanti e ci siamo stupite del fatto che tu non abbia anche un tuo blog. Come mai hai deciso di scrivere su facebook e non su un blog o un sito?
Che non ci capisco un cazzo di questa roba, lo posso dire? Ah no? Occhei, allora non ho un blog, una pagina, un profilo instagram perché sono inetta. E pigra. Scrivo su facebook da solo un anno ma sono iscritta dal 2007, quando Chuck Norris era più gettonato delle gif con i gattini glitterati, quindi lo conosco bene nelle sue funzioni e lo apprezzo per la sua semplicità. Poi la parola blogger mi irrita l’ernia iatale quindi preferisco non mettermi nella posizione di farmi attribuire nomi per associazione. Ho un account Twitter che uso pochissimo perché la faccenda dei centoquaranta caratteri mi rende claustrofobica, io ho bisogno di spazio, di parole, di virgole, mi devo stiracchiare nel testo. Quindi ho un profilo facebook e una lavagnetta in cucina sulla quale disegno cuori e piccoli peni.
Ci racconti la storia del tuo successo? Come è andata?
Ho iniziato a scrivere su facebook per raccontare la mia verità. Quando è nata mia figlia mi sono sentita tradita: tutte quelle meraviglie della maternità che leggevo ogni dove, a casa mia non erano arrivate. Ero un fusillo sfuggito dalla pentola a tre minuti dal temine della cottura, mi aspettavo il pecorino e il guanciale e invece sono rimasta cruda e fredda. Ho iniziato a scrivere di me, della mia vita da mamma, del mio amore materno arrivato con Trenitalia invece che con la DeLorean. Ho scoperto che non ero sola, che tutte le mamme si sono sentite e si sentono come me, che le supermamme non esistono e che la cacca dei bambini puzza più di quella degli adulti. Il mio successo (se poi successo lo vogliamo chiamare) è dovuto dal fatto che ho smascherato l’omertà che aleggia intorno alla figura mitologica della mamma.
Parliamo di quello che ti rende unica: la tua scrittura. Come definisci il tuo stile?
Non lo definisco e penso che nessuno scrittore ne sia in grado. Scrivo con lo stile Sundas, cioè lascio che il cervello e le dita si mettano d’accordo per conto loro, non penso, non pondero, non studio e non valuto. Pigio e premo invio. Nei miei testi c’è ironia, cinismo e sentimento. Una specie di Gamberale dei povery.
Cosa significa per te esprimerti con la scrittura?
Per me esprimermi con la scrittura significa esprimermi.
La scrittura è più metodo o ispirazione? (Giada non ha risposto a questa domanda, e leggendo la risposta alla precedente, il motivo appare chiaro. La scrittura per lei non è né l’una né l’altra cosa, semplicemente è).
Cosa hai scritto, cosa scrivi e cosa vorresti scrivere?
Scrivo della mia vita, principalmente della mia esperienza come mamma. Riporto sulla tastiera piccoli scorci di una vita ordinaria visti attraverso un piccolo foro che ho fatto sul muro della routine. Il mio scopo è quello di ammorbidire le mie giornate prodotte in serie. Vorrei continuare a scrivere della mia vita per arrivare agli occhi di chi la mattina si sveglia recitando le mie stesse imprecazioni e dirle: non sei sola, amica. Mal comune mezzo sticazzi.
Sei una persona con una grande personalità e tanta creatività. Ti esprimi solo attraverso le parole o hai anche altre passioni creative?
Faccio anche quella cosa malata di arrotolare le striscioline di carta da un millimetro, anche detto quilling. È una tecnica che richiede molta pazienza e dedizione, io lo adoro. Purtroppo da un annetto, da quando mia figlia è cresciuta abbastanza da voler prendere tutto, ho smesso di farlo. Ho anche una pagina su facebook che si chiama Milla’s Art, in cui metto le foto delle mie creazioni. Se avete pazienza e mano ferma, vi consiglio di provare.
Torniamo ad un tema che ci incuriosisce. Sembra tu non tema il social network. Quando scrivi sui social non ti preoccupi mai della tua immagine?
Questa domanda avreste dovuto farmela nove anni fa, quando scrivevo gli status in terza persona o condividevo roba tipo “x tt qll ke amano le patatine fritte!!!!”.
Il problema dei social è che fungono da megafono ai paladini del diritto di opinione, i cavalieri del “siccome è pubblico, posso dire quello che voglio”, gli opinionisti orizzontali, quei soggetti molli che si presentano come frontman della giustizia divina ma che in realtà hanno il divano omologato come appendice del culo.
Ora in realtà la cosa non mi preoccupa più di tanto, anche perché non ho un’immagine da preservare, scrivo la mia vita così com’è, se qualcuno non è d’accordo sono lieta di accompagnarlo al crepuscolo e mostrargli la magnificenza del gran cazzo che me ne frega 🙂
Qualcuno, attraverso il social, ti ha mai ferito?
Sì, ci sono state persone che mi hanno detto che avrei fatto meglio a trovarmi un altro passatempo piuttosto che fare un figlio, che ci sono persone che cercano di avere figli per anni e non riescono e poi “l’ingiustizia divina” li dona a noi ingrati. Un monsignore di corte in particolare mi ha scritto “cuciti la figa la prossima volta”. Ci riallacciamo al discorso fatto nella domanda precedente.
Se sì, vuoi lanciargli/lanciarle un messaggio da qui?
Ciao mitici, ora andate e insegnate all’internette tutta a non scorrere senza scrivere amen.

Per finire, una domanda tipicamente vinoviolina. Nel nostro sito ci soffermiamo spesso sul senso delle parole. Giada, qual è la tua parola preferita e perché?
La mia parola preferita è scroto. Dai, non è meravigliosa? Ha tutto quello che una parola deve avere e fa le fusa sulla lingua. Scroto. SCRoto. Provate a dirlo ad alta voce: SCROTO. Non è sublime?

Commenti Facebook