“CARO MIO TU” di Giulia Masciavè

“CARO MIO TU” di Giulia Masciavè


In basso riportiamo il testo di una giovanissima donna di 21 anni, Giulia Masciavè. È una riflessione molto forte e profonda sull’essere donna e sulla relazione con l’altro, l’Animus – tanto per tornare su una parola spesso utilizzata da il Vino e le Viole negli ultimi mesi. Si evince da questo testo quanto sia necessario per l’autrice intraprendere quel percorso di conoscenza di sé anche attraverso l’incontro con l’altro del quale però non c’è ancora un’immagine nitida perché ancora non è chiaro il bisogno, perché non c’è “ancora un volto e un carattere definito … perché ancora non so quale lui possa rappresentare il mio tu.”.

Grazie a Giulia.

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Mezzanotte e trentasei minuti del primo venerdì del mese. Di una notte che non riesce a mandare Morfeo nella mia stanza per portarmi nel mondo onirico di sua proprietà. In sottofondo una canzone che fa da colonna sonora ad una delle puntate di Grey’s Anatomy. Adoro questa serie tv, soprattutto il personaggio di Cristina Yang. Credo che sia una donna che con la sua scelta di mettere al primo posto il suo talento piuttosto che una vita con il suo uomo, mi abbia ispirata al punto che mi sembra doveroso scrivere questo pensiero-fiume a te, il mio lui senza ancora un volto e un carattere definito, perché ancora non so quale lui possa rappresentare il mio tu. È un pensiero contorto e confuso, ma io sono così, mi piace mischiare i colori e vedere se c’è, dopo tutto, armonia.

Caro mio tu, voglio dirti che ho finito di leggere qualche giorno fa “Un Uomo” della granitica Oriana Fallaci e ho capito che anche lei alla fine ha ceduto per amore, si è lasciata abbindolare da un amore distruttivo, lei stessa più volte si è definita un Sancho Panza nelle mani di un Don Chisciotte greco di nome Panagulis. Certo, quando capita che c’è l’innamoramento di mezzo, fatto di fiori, parole dolci e regali anche se non è il tuo compleanno o il tuo onomastico, anche la più forte delle barriere di difesa crolla. Lo vedo costantemente  negli occhi delle donne che mi circondano e fanno parte a loro modo della mia vita. Diventano come la plastilina che le maestre d’asilo danno ai bimbi per formare delle figure: si trasformano in donne accondiscendenti, ossequiose, cagnolini che gli uomini esibiscono a cene, partite o serate tra amici. Io non ci sto. Se devo stare insieme a te, caro mio lui, non sarò il tuo leone ammaestrato, a me piace affrontare i miei mulini a vento, non quelli tuoi o di alcun altro essere umano.  L’amore non deve essere un’arma di distruzione altrui, deve essere un percorso di crescita, non voglio essere una donna che rimpicciolisce mentre tu diventi sempre più grande, o siamo della stessa altezza morale oppure comprati un nano di giardino su cui riversare il tuo ego maschile. Cristina Yang, prima di partire per una nuova e brillante avventura, si rivolge alla sua “persona”, la sua amica Meredith e le dice:

Tu sei il sole

Ecco, vorrei che tu mi considerassi il sole non perché ti faccio trovare il piatto pronto in tavola, ma perché guardi al mio talento con calore sincero e non con la fredda invidia della luna incapace di brillare di luce propria.

E se provi a eclissarmi, ricordati che un’eclissi dura massimo una mattina.

Il sole è destinato a splendere sempre. Il mio pensiero-fiume è finito.

Caro mio tu, quando ti troverò tra i possibili lui, spero di non doverti fare questo discorso, perché ti sarai auto-educato a sufficienza ad amare una donna come solo una donna, oggi, ama un uomo.

 

Testo di Giulia Masciavè