Breve viaggio a Londra (tornare dopo 18 anni)

Breve viaggio a Londra (tornare dopo 18 anni)


Sono stata a Londra per la prima volta quando avevo 18 anni: appena mezza vita fa.

Ho viaggiato con Davide e una coppia di amici cari con al seguito la loro bimba di 21 mesi, Alice.

Londra non è fatta di luoghi caratteristici forse… il Big Ben era tutto fasciato, le impalcature lo ricoprivano interamente, come un gesso quando ti rompi una gamba, o un braccio. Spuntava a fare capolino solo l’orologio. Quello di Peter Pan, quello da dove si vede la seconda stella a destra. Ma non credo si vada a Londra per vedere Westmister o il Big Ben. Perchè la sua bellezza non è fatta di cose da vedere, ma di atmosfere da vivere. Londra è fatta di quel rosso caratteristico di autobus e metropolitane, di strade piene di gente vestita troppo leggera solo perché per tre giorni – per nostra grandissima fortuna – c’è stato un caldo estivo (per loro estivo, per noi primaverile). È fatta di molta gente che mi ha risposto volentieri e col sorriso, è fatta di abbigliamenti bizzarri che non hanno problemi a girare a testa alta per le strade, di coppie gay veramente libere di andarsene in giro senza paura del commento della vecchia (o della giovane). Londra mi è sembrata molto libera: ci si veste e ci si ama senza domandarsi se qualcuno sta guardando. È fatta poi di luci accese a giorno, anche di notte, di tapparelle che non rendono mai buio il buio, di strade che ricordano Broadway, e più in generale New York, di teatri che sarebbe stato giusto visitare, di musical o forse proprio di musica, fuori e dentro la città, di cantanti di strada che si esibiscono con il massimo impegno come se il pubblico fosse pagante, di murales colorati e irriverenti che scimmiottano la regina, che non ho “visto” se non sulle scatole di biscotti: una famiglia reale che sembra molto lontana dai sobborghi di Schoreditch o dai vicoli di Candem Town o dal lungo Tamigi dove Oliver Twist sembra ancora scorrazzare e dove Shakespeare – mi immagino io – forse ha trovato la sua ispirazione. Nel grigio di Londra, che per noi si è illuminata, nelle piccole gocce di pioggia, o forse solo negli occhi pieni di sentimento con cui deve averla guardata, l’unico filtro capace di cambiare i contorni alle cose. Da Londra ce ne andiamo via felici e anche un po’ malinconici, con l’idea che sì, forse ci torneremo ancora.

Magari tra altri 18 anni.