Allocutivi informali: “cara/o”, “tesoro”, “bella/o”…

Allocutivi informali: “cara/o”, “tesoro”, “bella/o”…


In quante occasioni vi siete sentiti chiamare “Cara/o”, “tesoro” o “bella/o” e, soprattutto, da chi?

Sono certa che vi sarà capitato in palestra, dall’estetista, al mercato, nei negozi.

In alcuni casi la cosa vi avrà fatto piacere, in altri forse meno, fatto sta che è talmente frequente sentirsi chiamare in maniera informale anche da perfetti sconosciuti che tutti noi ci abbiamo fatto l’abitudine. Qualche tempo fa, addirittura, scrissi un post nel quale mi stupivo del fatto che la mia estetista andasse controcorrente e si ostinasse addirittura a darmi del Lei!

Mi stupivo che questa signora circa quarantenne fosse interessata a mantenere con una cliente un tale distacco. Insomma, intuivo che, ai fini commerciali, quella distanza potesse essere negativa e poco produttiva.

E, in ogni caso, intuivo che lo stratagemma comunicativo servisse a qualcosa: tenere la distanza, appunto.

Al contrario, dunque, utilizzare appellativi di vicinanza ha proprio lo scopo contrario: tenere la vicinanza!

Perché gli allocutivi confidenziali servono a:

1) CREARE CONTATTO

in un mercato, ad esempio, dove la scelta dei banchi è infinita, la differenza la fa il prezzo e/o il modo in cui il venditore ci stuzzica la simpatia. Non dimentichiamoci del fatto che siamo esseri emotivi e che ci muoviamo verso una o un’altra cosa in base a crismi razionali, ma anche in base a scelte del tutto istintive dettate solo da quel che ci dice la pancia.

Essere serviti al banco del mercato da una persona sorridente che ci chiama “tesoro” o “bella/o”, può farci sentire più a nostro agio.

2) INSTAURARE RELAZIONI

pensiamo sempre alla situazione del banco del mercato. L’appellativo informale farà in modo che io mi senta legata a quel venditore o a quella venditrice con la quale ormai sono in relazione. E quindi dall’appellativo siamo passati al “come stai”, dal “come stai tu” a “come stanno i tuoi figli, tuo marito/moglie, fidanzato/fidanzata”.

3) FIDELIZZARE

l’appellativo serve a fidelizzarti! quello sforzo iniziale di chiamare tutti i clienti con l’appellativo d’informalità (“cara/o” o “tesoro”) alla fine fidelizzerà uno o più clienti che diventeranno abituali.

Presto fatto! Ma, attenzione! Non sempre questi appellativi hanno valore positivo. Nell’ambito di esercizi commerciali forse (dico forse perchè io sono una cliente anomala che gradirebbe mantenere le distanze) l’appellativo d’informalità può essere utile per i motivi di cui sopra e risultare innocuo. Ma non in tutti i contesti la confidenza è cosa buona e giusta. In un contesto lavorativo, per esempio, sentirsi chiamare “bello/a” dal capo potrebbe avere un valore assai diverso e dare luogo ad implicazioni non sempre positive.

Immaginiamo una situazione in cui ci sia un capo e una collaboratrice:

CAPO cara, hai fatto poi quel lavoro?

COLLABORATRICE sì, è sulla sua scrivania

da una frase del genere si possono dedurre varie ipotesi:

IPOTESI MIGLIORE: che il capo e la collaboratrice siano molto in confidenza. MA, anche in questo caso, la scelta di un appellativo informale è molto rischiosa: è fuori contesto e potrebbe dare luogo a deduzioni e/o implicazioni semantiche che rischierebbero di infangare l’immagine di uno o di entrambi i partecipanti.

–> un ascoltatore esterno potrebbe supporre che vi sia un rapporto “speciale” tra i due interlocutori, che siano legati in qualche altro modo, magari da un’amicizia o da una relazione amorosa (in questo post non si consideri il pregiudizio, che è un argomento trattato in altre occasioni e che qui invece non vuole essere considerato).

IPOTESI PEGGIORE: esprimersi in questa maniera potrebbe essere una scelta voluta del capo per sminuire la figura della collaboratrice. L’aggravante è data dalla risposta della collaboratrice che con quel “sua scrivania” tradisce invece una comunicazione formale nei confronti del capo.

–> in tale caso quel “cara” ha quasi un valore dispregiativo, serve a rimarcare la gerarchia che c’è tra i due conversanti: un capo che si permette forme di allocutivo molto informali e una collaboratrice che invece è costretta all’uso del lei.

Un situazione conversazionale di questo genere palesa un’asimmetria di comportamenti tra i due interlocutori nata dalla gerarchia dell’uno sull’altra.

Più in generale, qualsiasi scelta conversazionale ha un valore comunicativo e ciò perché, come spesso ricordiamo, è impossibile non comunicare. Consapevoli di questo assunto, potremo decidere cosa vogliamo comunicare: distanza, distanza forzata, distacco etc… Non trovo grave che mi si chiami “bella”, “carina”, “tesoro” al mercato, dall’estetista o dalla parrucchiera: accetto la scelta comunicativa e accolgo il nomignolo con un sorrisetto di circostanza. Quando però l’uso dell’informalità è strategico e ha la precisa volontà di sminuire allora è diverso: bisogna  comprendere gli intenti dell’interlocutore e reagire in qualche modo… decidete voi come!

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