A Cagliari il Maestrale

A Cagliari il Maestrale


A Cagliari il Maestrale
gela l’aria anche se è estate.
A Cagliari il Maestrale
libera il cielo da nuvole e preoccupazioni spazzando via tutte le delusioni.
A Cagliari il Maestrale
spinge via chiunque passi sul molo Ichnusa: i ciclisti, il pescatore, gli anziani che passeggiano, io che fisso il mare in assoluta concentrazione.
Col Maestrale a Cagliari
in passato, ho fissato per ore il mare increspato lasciando a lui le grandi riflessioni, come a un amico fidato a lui si gridano parole che nessuno potrà mai ascoltare: mantiene ogni segreto il Maestrale.
A Cagliari il Maestrale
corre ostinato dal mare alla costa, urta le barche di quei pescatori che non temono di affrontare tempeste o il mare arrabbiato.
A Cagliari il Maestrale
una volta mi ha confessato che sarebbe passato tutto, faceva freddo, i piedi gelati, il volto col rimmel squagliato il mio cappotto mezzo allacciato e delle scarpe nuove che mi piacevano tanto.
A Cagliari quando c’è il Maestrale
sembra l’amore tra due persone, non si può nascondere né ignorare, si erge maestoso dall’alto del cielo turchese il maestrale, lasciando qualche timida nuvola solo lungo l’orizzonte del mare.
A Cagliari il Maestrale
è fastidioso, indispone tutti, costringe le barche nei porti dove comunque increspa l’anima di ogni flutto, di ogni pesce, di ogni umano, di tutte le alghe almeno dello strato superficiale e forse anche di quelle sotto, a causa di quel piglio deciso, tanto determinato da cambiare volto alle vie della città vecchia dove spazza da terra giornali, volantini, la vecchietta, le sedie di legno delle taverne, qualsiasi nuvola avesse mai desiderato restare.
Cagliari col Maestrale
mostra la sua bellezza senza veli, senza voci, senza strade gremite, senza suoni, fatta eccezione per quel sibilo che dal Bastione scorre per i vicoli della città vecchia fino al porto dove sembra non volersene mai andare:
ma una mattina di un giorno pari ti svegli ed è già volato via, il Maestrale.

 

 

(Federica Lucantoni)