#3 DIARIO di viaggio IN NAMIBIA: in ogni viaggio c’è sempre un viaggio spirituale

#3 DIARIO di viaggio IN NAMIBIA: in ogni viaggio c’è sempre un viaggio spirituale


Lodge Mutoya (vi prego, guardate dove sta), vista sul fiume Zambesi 29 giugno 2017

Siamo arrivati al lodge Mutoya. È pomeriggio inoltrato. Mentre scrivo sono seduta su una sdraio in legno massiccio su una terrazza costruita tra due grandi alberi i cui tronchi sono immensi. Sopra la mia testa il cielo è filtrato dalle alte fronde e la luce entra picchiettando sulla mia felpa. A pochi passi da dove siedo scorre lento lo Zambesi: il lodge ci si adagia e quasi non distinguo dove termini la vegetazione e inizi il fiume. A muovere le acque solo qualche canoa, credo di instancabili pescatori. La temperatura è ancora piacevole. Abbiamo prenotato una tenda in questo lodge per caso, non avremmo mai immaginato di trovarci immersi nella natura. La tenda è attrezzatissima e molto confortevole. Ha anche un bel bagno sull’esterno. Il prezzo non è bassissimo ma la vista, la natura e il personale gentile meritano la visita. Il lodge è gestito da Afrikaners. A me sembrano europei, specie la signora sportiva vestita tutta Decathlon.

Dopo un lungo viaggio in macchina, siamo arrivati in questo posto paradisiaco.  Mi chiedo se ci siano coccodrilli, poi lo chiedo alla signora che dice sì, ci sono. Ci sono coccodrilli e ippopotami, ma “it’s not a problem”. Di notte, aggiunge, è possibile vedere camminare gli ippopotami vicino alle tende. “It’s not a problem”. Penso che se lo dice lei, devo fidarmi. Ma poi rifletto che dormiamo in tenda, a pochi passi dal fiume. Mi chiedo se sono veramente rassicurata. Sì, lo sono, ma per qualcosa che mi suggerisce il mio istinto. Quando viaggi tanto lontano è assolutamente necessario affidarsi all’istinto. Alcune cose vanno decise con la pancia, come poi spesso accade nella vita. La nostra tenda è attrezzatissima. I nostri viaggi in auto sono lunghissimi. Quasi tutti i nostri spostamenti sono di almeno 600 kilometri (la distanza tra Roma e Milano). Durante questi lunghi tratti di strada dritta, percorsa sempre ad alta velocità (circa 160 km/h) per evitare di essere colti dal buio, ho tanto tempo per riflettere. La mia mente sfreccia veloce sui primi mesi di quest’anno, di questo incredibile anno: un anno brutale come uno schiaffo in pieno viso che però, con la stessa indelicatezza, ha saputo mostrare la sua dolcezza. Ho la testa e il cuore pieni. Pieni delle mie delusioni e dell’amore che nuovamente mi ha colta nonostante temessi che sotto il mio disinganno non fossero rimasti che terreni aridi come la steppa di Etosha o le lande desertiche di Oshikati. Durante il viaggio ho ripensato con dolcezza a quando tenevo in braccio il bimbo himba. Ho sentito, senza lotte interiori, quanto sia immenso il mio desiderio di maternità nonostante potrei vivere ugualmente senza figli. È una consapevolezza matura quella che mi fa credere oggi di poter crescere un bambino.

LA CENA SULLA TERRAZZA SULL’ALBERO

A cena l’atmosfera era magnifica. La terrazza dove abbiamo trascorso tutto il pomeriggio è stata arredata con piccoli tavoli quadrati. Oltre a me e a Dario, c’erano altri pochi ospiti, cinque tavoli in tutto. Tutti europei. A cena hanno servito purè, lasagna (non era nemmeno tanto male!), minestra, insalata e una cheeescake molto buona. Dario stava male e ha ripiegato su pane, riso e patate. Io ho mangiato con gusto. Il personale del lodge ha passato quasi tutta la sera a proteggere il buffet dalle scimmie, animali per cui credo sia stato coniato l’aggettivo “dispettoso”…

OGGI, SU QUELLA TERRAZZA INCANTATA, HO PROVATO UN IMMENSO SENSO DI GRATITUDINE NEI CONFRONTI DELL’UNIVERSO.

Segue da #2 Diario in Namibia: donne himba e donne san

Continua…

 

 

Se sei interessato all’Africa, leggi il mio Diario di viaggio in Etiopia

 

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