2016: che lingua!

2016: che lingua!


(post scritto a 4 mani, 2 voci, 2 cuori da Laura e Fede)

Il 2016 sta per finire e insieme al conto alla rovescia (a proposito, che fate a capodanno?) parte il classico passatempo dicembrino: il bilancio dell’anno ormai agli sgoccioli.

Quest’anno ci vogliamo divertire con la classifica delle espressioni più in voga nell’italiano corrente. Lasciando da parte “petaloso”, di cui si è già detto anche troppo, quali sono state le parole o le locuzioni con cui, nel bene o nel male, ricorderemo il 2016?

“Nel mentre”

L’accademia della Crusca ci ricorda che questa espressione è in uso nell’italiano dai tempi di Dante, con esempi illustri nell’opera manzoniana, collodiana e non solo, ma da qualche tempo sono soprattutto le email aziendali a riproporcelo – e forse il collegamento con Dante è solo casuale.

Inoltre non è solo l'”aziendalese” a mostrarci l’uso disonvolto di “nel mentre”, di cui si trova occorrenza anche in una delle canzoni più ascoltate dell’anno che sta per volare via. Parliamo di “Sai che” di Marco Mengoni, che nel ritornello recita:

Senza fare i giganti

e giurarsi per sempre

ma in un modo o nell’altro

sperarlo nel mentre

In quel mentre le Viole…

Federica ha utilizzato “nel mentre” nella sua poesia “Mezza vuota”.

“Adoro!”

“Adoro” usato senza complemento oggetto è ormai un modo di manifestare passione per qualcosa. Molto frequente il suo utilizzo nei social dove generalmente viene accoppiato ad un’immagine o a un altro elemento; “Adorare” però è una verbo transitivo dunque dovrebbe far transitare l’azione da un soggetto ad un oggetto. Nell’uso senza complemento di “adoro” viene meno l’oggetto al quale “adoro” si riferisce che dunque viene utilizzato impropriamente come verbo intransitivo. Ma sappiamo bene che la lingua non fa mai le cose a caso e che i parlanti la sanno inconsapevolmente molto lunga. Infatti l’ “adoro” facebokkiano o dei social in generale fa riferimento quasi sempre ad una foto che svolge il ruolo dell’oggetto… Che sia dunque un’evoluzione linguistica legata ai social, in cui testi e immagini si completano a vicenda e si susseguono senza soluzione di continuità? A voi l’arduo responso!

“Anche meno!”

“Anche meno” è tanto difficile da spiegare, ma comunque ci proveremo. In genere fa riferimento a qualcosa per la quale si sta dimostrando anche troppo.

Esempio: una donna vestita molto elegante ad una festa di gran gala risulta molto appariscente, il commento è:

anche meno, signo’!

Come dire: ti avremmo notato comunque, vola basso.

Ma “anche meno” è ben più vecchiotto del 2016. Spulciando in rete, abbiamo scoperto che nel 2013 è comparso come titolo di un libro contenente espressioni di italiano non standard.

“Escile”

Ecco un altro esempio di confusione tra verbo transitivo e verbo intransitivo. Come spiegato anche in a un altro post, “uscire” è un verbo intransitivo. In quanto tale, non supporta il complemento oggetto. Nell’italiano regionale del sud Italia però, molto spesso, il verbo “uscire” e altri verbi normalmente intransitivi sono utilizzati come transitivi:

esci il gatto

scendi il cane

Evidentemente da questo uso del sud Italia, mescolato con una buona dose di maschilismo italioto condito con l’esigenza di velocizzare la scrittura tipica dei social, è nato “escile” col quale si intende: “facci vedere i seni” (e non ci soffermeremo, almeno per stavolta, sui molti sinonimi che esistono in italiano per “seno”).

“Escile” è stato utilizzato in questi mesi sotto foto di donne vestite e spogliate con poca ironia e molta misoginia, con quel senso odioso così traducibile:

zitta e facce vede’ le tette!

“Manchi”

Infine, permetteteci di inserire il vecchio “manchi”, nato anni fa e certamente in voga anche nel 2016.

Manchi (tu)

ma dove e perché e a chi? Manchi a “me”, ma perché non mettere anche quel “tu”, vero oggetto dell’assenza?

Sembra un’omissione bell’e buona, anche qui vince la rapidità, l’economia dei caratteri, la velocità!

E ascoltandolo, come non pensare al film Borotalco quando quel finto Manuel Fantoni interpretato da Verdone, parlando del suo bambino, diceva: “Mi manca! Dio se mi manca!”

 

BUON ANNO, AMICI!

 

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