#1 Viaggio in Etiopia: pensiero storico-familiare di Dario Lucantoni

#1 Viaggio in Etiopia: pensiero storico-familiare di Dario Lucantoni


Soddo – Wolaita, 26 dicembre 2014

Con l’arrivo di mia sorella in Etiopia, domani, ci saranno due Lucantoni in Africa, un fatto che non avveniva dal lontano 1940, anno in cui mio nonno Stefano fu chiamato alla leva e spedito insieme a qualche suo cugino a Tobruk, in Libia.

Si noti la leggerezza con cui i soldati italiani prendevano la cosa:

sì, facciamoci una foto col cannone nel deserto!

– cannone che peraltro ha le ruote di legno, ergo difficilissimo da manovrare sulla sabbia –

Che importa se il nemico ha i cannoni con le ruote di gomma trainati da camion mentre i nostri sono trainati dai muli… tanto tra un paio di mesi la guerra è finita e torniamo tutti a casa!

Non lo sapevano ma nella mente di Mussolini loro facevano parte di quella manciata di migliaia di soldati la cui morte era necessaria per presentarsi “con dignità” al tavolo della pace…

Non fu così. Al primo scontro con gli Inglesi durante la prima battaglia di Tobruk, mio nonno venne fatto prigioniero insieme ad altri 30.000 connazionali. Dovette attraversare a piedi il deserto fino ad Alessandria d’Egitto e nel tragitto alcuni suoi compagni rimasero con la faccia a terra nella sabbia; lui per sopravvivere barattò il suo orologio d’oro con una borraccia d’acqua e dovette bere non vi dico cosa durante il resto del percorso. Ad Alessandria gli Inglesi lo imbarcarono su una nave che dopo tre mesi di viaggio lo avrebbe scaricato nel porto di Sydney.

Rimase in un campo di prigionia inglese in Australia per quasi 7 anni. Prima di partire per la guerra, Stefano non era che un pischello di 26 anni innamorato della sua Egle, con la quale si era sposato e dalla quale aspettava un figlio. Poté rivederla solo nel 1947 quando, finita la guerra, mise le sue povere cose in una valigia di legno e fu autorizzato a tornare casa. Aveva 33 anni quando vide per la prima volta suo figlio Giancarlo. Dalla passione e dall’amore del dopoguerra nacque quindi mio padre.

Stefano visse poi una vita felice ma quell’esperienza se la portò dentro per sempre e lo cambiò profondamente. Fosse stato in vita quest’anno avrebbe avuto esattamente 100 anni e, probabilmente, leggendo queste parole avrebbe detto:

anvedi questo aoh!

Prosegue… #2 VIAGGIO IN ETIOPIA: “LA POVERTÀ POTRAI VEDERLA OVUNQUE”

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