#1 Diario di viaggio in Namibia: Etosha e gli animali

#1 Diario di viaggio in Namibia: Etosha e gli animali


Windhoek, 25 giugno 2017

Arrivata dopo dodici ore di volo diretto da Amsterdam, destinazione Windhoek, Namibia.

Credo il viaggio più lungo che abbia mai affrontato. In aereo pensavo a quanto sia violento viaggiare. È uno sbattimento, una fatica, nel viaggio si riuniscono abbastanza paure e ansie da lasciare i più desistere. Ci pensavo mentre stavo al secondo film, intrecciata sul sedile economy, coi piedi gonfi, il sonno:

Ma chi me lo fa fare?

So solo che il gioco vale la candela e che ha tanto, molto senso sbattersi per farlo. Laura dice che partire è sempre spaventoso perché viaggiare è una scoperta tanto interiore quanto esteriore. Mi piace l’idea di tornare un po’ diversa, mutata rispetto a quando ero partita, assaporare il desiderio di tornare, sentire la mancanza di chi già dalla partenza sta aspettando il mio rientro. Mi vedo da fuori attraverso gli occhi scuri e profondi che questa mattina mi hanno accolto e non mi hanno fatto sentire sola, seppure in questo momento io sia sola dall’altra parte del mondo. Nell’altro emisfero, nel lato in cui la luna è calante se a casa mia è crescente e dove a guidarci non è la stella polare, ma la croce del sud.

Poi penso che viaggiare per l’Africa sia tipo un diritto-dovere. Già so che mi darà tanto, non so cosa mi darà – il mio potere di immaginazione non arriva a tanto – ma so che mi darà.

SCRIVO DAL BAR DELL’OSTELLO

Sono nel bar di questo ostello che più che un ostello sembra proprio un campeggio ben organizzato. La Namibia è un popolo di campeggiatori, alla stregua dei suoi crucchi conquistatori. La nostra stanza è una tenda stile militare con letti con materasso riscaldato: la sera le temperature calano vertiginosamente. Aspetto che Dario (mio fratello, con cui ho già viaggiato in Etiopia) arrivi da Luanda, il suo volo ha ritardato. Stasera dovremmo andare a cena a mangiare giraffa. Cioè, lui vorrebbe, io non credo di farcela.

Oggi, mentre venivo in macchina, più di una scimmia mi ha attraversato la strada. Ho detto a Dario di guidare stando attento alle scimmie, lui ha riso. Vaglielo a spiegare che non scherzavo.

Etosha, 25 giugno 2017 

Etosha – Namibia Diario di Viaggio il Vino e le Viole

Dopo un lungo viaggio da Windhoek a Etosha durante il quale abbiamo potuto apprezzare  un paesaggio desertico, dove per deserto intendo  sterpaglia, rocce, talvolta granitiche e piatte e non dissimili da sarde, altre volte rossicce e irte.

In Namibia ci sono appena 2 milioni di persone. La metà di Roma, più o meno (meno di quante ce ne siano quotidianamente sul Gra lato Roma sud in sostanza) per una superficie  che è almeno cinque volte l’Italia. Questa nazione è tra le meno popolose dell’Africa. È praticamente quasi vuota. Durante il lungo spostamento in auto abbiamo attraversato aree completamente vuote, popolate solo da animali, scimmiette dispettose, tortorelle, elefanti e uccelli.

Etosha è il parco nazionale più grande dell’Africa e si trova a nord ovest della Namibia con un’estensione di 22,900 km². Nella lingua oshivambo, il nome “Etosha” significa “grande luogo bianco”.

Varcati i controlli d’accesso, abbiamo raggiunto la nostra oasi a Okaukheio dove ci siamo permessi un lodge che definirei di lusso! Il lodge è immerso nel parco e confina con una grande pozza d’acqua, di fronte alla quale in questo momento mi trovo, e dove, ci hanno detto, vengono ad abbeverarsi rinoceronti, ippopotami, giraffe e, se saremo fortunati, anche leoni! Il sole sta per tramontare e il cielo all’orizzonte ha il colore del fuoco con sfumature gialle, arancioni e rosa verso l’orizzonte. Intorno a me molti altri che pazientemente aspettano l’arrivo degli animali che oggi, nella savana, non abbiamo incontrato. Nella nostra lunga escursione infatti abbiamo visto “solo” gazzelle, zebre, gnu, giraffe, struzzi, orice e elefanti. Ci mancano i rinoceronti, gli ippopotami e i leoni! 

Siamo tutti in silenzio, come sottofondo solo una cicala o una sua simile che canta, un uccello stonato e qualche essere umano che sussurra in attesa che si palesino animali all’orizzonte. Sono impaziente. Fatico ad attendere il tempo della natura. Sono obbligata a rispettare un tempo molto lento che non è il mio. L’Africa, o più semplicemente la Natura, mi obbliga a cambiare i miei tempi, mi converte ai suoi, lo fa con apparente dolcezza imponendo con forza il suo volere. Ed io, ancora qui, attendo fiduciosa e impaziente che un essere venga ad abbeverarsi in questa dannata pozza.

Sempre Etosha, stesso giorno, poco dopo

Alla fine è calata la notte e intorno alla pozza si sono riuniti molti altri insieme a me e a Dario. Indescrivibile la mia emozione quando sono entrati, di lato, come nella più classica delle scenografie teatrali, degli ippopotami. Sono venuti lì per abbeverarsi. Dall’altro lato, silenziose e pacate, un gruppo di giraffe. Dopo la lunga attesa avevo quasi perso le speranze. Su questa pozza e questi animali nutrivo un pregiudizio: pensavo fosse solo una trappola per turisti, invece mi sbagliavo. Tutto arriva a chi sa aspettare. Non ricordo se io o Laura avessimo scritto questa frase in qualche post. La riuso anche se non so di chi sia. Mi piace tanto, io che non ho mai voglia di aspettare. Faccio spesso programmi veloci e strampalati che poi vengono disattesi dagli accadimenti. Mi stupisco di fronte alle deviazioni, deviazioni che non temo e che spesso si rivelano più belle ancora dei miei programmi. Non avrei mai immaginato di avere a una manciata di metri una mamma ippopotamo intenta ad allattare il suo cucciolo.

Questa possibilità non l’avevo proprio mai considerata.

LA SAGGEZZA DI MIO FRATELLO

F: Dario, ma quella ha le ciabatte con i calzini?!

D: Ah Fe’ sì! questi so’ stati colonizzati dai crucchi!

Continua a leggere il diario…

 

Se ami l’Africa e ti è piaciuto questo diario, leggi anche il Diario in Etiopia

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